Ex caserme, bunker, poligoni: perché il Friuli Venezia Giulia resta la regione più militarizzata d’Italia
Benvenuti nella regione-caserma. Almeno un tempo, quando la guerra era fredda e la cortina alle porte di casa era talmente impenetrabile da essere considerata “di ferro”. Il Friuli Venezia Giulia era l’ultimo baluardo tra “noi” e “loro”, tra l’Occidente e quel mondo che aveva nell’Unione Sovietica la sua stella polare, con la Jugoslavia di Tito alle porte di casa e la Cina che allora era affatto vicina. E poi bisognerebbe riavvolgere ancora il nastro, tornare alla Grande Guerra, alle trincee, alle battaglie sanguinose di reparti proiettati qui da tutto lo Stivale.
Sembra una storia da libri di storia, pagine scritte da cima a fondo destinate alla lettura di chi quelle vicende le ha sentite solo raccontare dai nonni. In realtà, la testimonianza viva di quella stagione è sotto gli occhi di tutti, parte integrante dello skyline delle nostre città, dei nostri paesi, delle coste e della montagna. Non ci sono solo le caserme, distese cementificate di migliaia e migliaia di metri quadri. Ogni tanto spuntano un bunker, i ruderi di una polveriera. Cancelli chiusi, piazze d’armi invase dalla vegetazione,........
