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Il furbo non pensa al bene comune. E pesa sugli onesti

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23.03.2026

C’è una parola che in Italia continua a godere di una considerazione sproporzionata rispetto ai suoi effetti reali: furbizia. Nel linguaggio comune viene spesso evocata con indulgenza, talvolta persino con compiacimento, come se fosse una qualità utile per orientarsi in un sistema complesso e poco funzionale. Essere furbi, si dice, significa “sapersela cavare”. Ma questa narrazione merita di essere messa in discussione. L’etimologia è istruttiva. Furbo viene ricondotto al latino tardo furvus, “scuro, torbido”, da cui deriva l’idea di opacità morale. A questa radice si affianca l’influenza di fur, ladro. Non si tratta di un dettaglio secondario: la furbizia nasce, storicamente e culturalmente, come capacità di ottenere un vantaggio aggirando norme condivise, non come espressione di intelligenza costruttiva.

Eppure,........

© Libero Quotidiano