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Ottant'anni di silenzio rosso sui morti italiani di Pola

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Dei tanti bambini esibiti in tv e sui giornali per muovere a pietà per i conflitti e le crisi nel mondo, manca un’immagine in bianco e nero che disturba assai più dell’orrore che evoca: il corpicino tenuto per le braccia di un bimbo decapitato da una terrificante esplosione sulla spiaggia di Vergarolla, sull’altra sponda dell’Adriatico che nel 1946 era Italia, a Pola. Ha sempre dato fastidio ai volenterosi fiancheggiatori di Tito che da questa parte allora non mancavano nelle fila del Pci e oggi dopo tanti trasformismi sono rimasti nostalgicamente ancorati a quel passato imbarazzante. L’8 agosto di 80 anni fa il giorno di festa divenne quello della tragedia, con un’ecatombe di civili per la quale non c’è stata nessuna inchiesta e nessun interesse a perseguirne i responsabili: il rumore assordante del silenzio dopo il fragore dell’esplosione, le urla dei feriti e le grida disperate delle madri.

RESTI DILANIATI Su almeno un centinaio di morti (il numero esatto non è mai stato stabilito, alcuni corpi vennero polverizzati e altri fatti a pezzi), solo 64........

© Libero Quotidiano