menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Morselli, il solitario che vide tutto prima

4 0
05.10.2026

Un pensatore ai confini del mondo. Per Guido Morselli (1912-1973) corrispondevano alla sua piccola casina rosa da lui disegnata nel 1952 a Santa Trinità di Gavirate, vicino a Varese, ma realizzata solo grazie alla generosità del padre Giovanni Morselli, che gli consentirà di evadere, ritirarsi e interiorizzare silenzio e solitudine di kafkiana memoria. Sarà il suo recinto vocazionale e biologico a partire dal 1958, rifugio ed evasione, un eremo personale per sopperire a quella mancanza di affetto che ne contrassegnò l’infanzia e l’adolescenza, la madre ammalatasi di febbre spagnola morì quando Guido aveva solo 12 anni «bontà e saggezza si incarnavano, per me bambino, in mia madre».

La distruption avvenne con la morte dell’amata sorella Luisa nel 1938, anno in cui comincerà a scrivere il suo diario fino a quando nella notte fra il 31 luglio e il primo agosto del 1973, decise di togliersi la vita con un colpo di rivoltella. Ma come scrisse, «chi sa ascoltarsi vive più vite», così Morselli visse, e profondamente, due vite.

La prima, da autodidatta vorace e anticonformista, «lettore peripatetico a salti e ritorni», mosso da un disperato bisogno di ricercare se stesso. «La cultura», che si conquistò in solitudine, sosteneva «per me non può essere che un a posteriori, rispetto a ciò che ho conquistato da solo, ossia può fornirmi tutt’al più la conferma di fatti e verità a cui sono giunto per intuizione o per meditazione mia propria». Persuaso e lungimirante........

© Libero Quotidiano