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Senza teste né testate Iran e soci sono più deboli

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17.03.2026

È il grande quesito che rimbalza dal 28 febbraio, quando ha avuto inizio l’operazione congiunta Stati Uniti–Israele contro l’Iran: qual è l’obiettivo ultimo? Che cosa c’è davvero nei piani del presidente americano Donald Trump e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu? Ad alimentare il dubbio hanno contribuito le dichiarazioni del commander-in-chiefdi Washington, da quelle sull’impiego o meno di truppe sul campo a quelle sulla durata dei raid. Un vero cambio di regime? Uno status quo istituzionale, ma con un’evidente influenza americana? Un nuovo equilibrio regionale?

Tante domande. C’è chi non ha dubbi, come Condoleezza Rice, già consigliere per la Sicurezza nazionale e segretario di Stato durante la presidenza di George W. Bush e oggi presidente dell’Hoover Institution, uno dei centri di ricerca più prestigiosi d’America. L’obiettivo degli attacchi aerei in corso è di «neutralizzare il potere militare dell’Iran» in Medio Oriente e lo si intuisce dalla distruzione della marina, della forza aerea e «della catena di comando» di Teheran.

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