Trump fa come Adamo: dà i nomi a laghi, golfi e navi
Da gennaio dell’anno scorso hanno cambiato nome per decreto un golfo, la montagna più alta del Nordamerica, nove basi dell’esercito, un istituto per la pace, un teatro e una classe di corazzate. Mancava un lago. Giovedì è arrivato anche quello: Donald Trump ha firmato alla scrivania con due mappe alle spalle, su una il lago Ontario sormontato in rosso dalla scritta “Lake America”, sull’altra “Making the Great Lakes Even Greater”, rendiamo i Grandi Laghi ancora più grandi. L’ordine esecutivo è un rogito: sostiene che le acque più profonde del lago ricadono in territorio americano e che dunque gli Stati Uniti ne rivendicano la maggior parte del volume. Il 47% della superficie è effettivamente americana. È il suo mestiere, fin da quando nel 1983 tirò su la Trump Tower sulla Quinta Strada e ci mise sopra il cognome in ottone. Poi vennero Atlantic City, il Trump Plaza, il Trump Castle e il Taj Mahal. A Las Vegas la sua torre di vetro dorato non ha nemmeno il casinò, è un albergo con sopra un nome. È la svolta della carriera: complici le bancarotte, Trump smette in buona parte di costruire e comincia a vendere il cognome a chi costruisce. Molte delle Trump Tower sparse per il mondo non sono sue, sono in licenza. Il nome non accompagna la proprietà, la sostituisce.
Applicato alla capitale, il metodo dà risultati alterni. Il 4 giugno ha presentato il modello di........
