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Il bordello dove le SS spiarono il cliente Ciano

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22.05.2026

Soavi creature delle leggende nordiche, sirene terrestri, curve scolpite nei film di Leni Riefensthal, ma non erano Rusalke, ninfe dai capelli blu in una fiaba ambientata sulle rive del Reno, bensì le raffinate prostitute che lavoravano nel più quotato postribolo (si definivano così le case chiuse) di Berlino, frequentato dalle più alte cariche politiche e militari del Terzo Reich.

Aveva un nome dolce, quel luogo, faceva pensare a giochi un po’ birichini fra bambine maliziose. Si chiamava “Salon Kitty”, dal nome della sua maitresse, Katharina Schmidt detta Kitty, nata nel 1882 in un quartiere proletario di Berlino, ragazza madre abbandonata, espatriata in Inghilterra, invitata al rimpatrio dalla sorella, che le suggeriva la possibilità di camminare su strade lastricate d’oro per le donne più abili e belle. Lei torna e coglie la palla al balzo, crea Salon Kitty ignara del destino che la consegnerà alla storia, come leggiamo nell’intrigante saggio L’alcova delle spie, sesso e spionaggio nel Terzo Reich, di Giorgio Ferrari (Neri Pozza editore, pag.233, euro 20), argomento già........

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