L’eredità tradita di Emma Bonino
Molte cose è giusto lodare di Emma Bonino, scomparsa venerdì scorso, dopo 78 anni di impegno politico sanguigno, totalizzante, intellettuale e corporeo al tempo stesso. Anzitutto, appunto, la passione politica. Vissuta come vocazione totale, come chiamata (Beruf), secondo la lezione di Max Weber. Con quella tigna ruvida e indomabile tipica dei piemontesi del Roero (era nata a Bra). Tanta roba, nell’epoca del disimpegno, del qualunquismo, del crollo della partecipazione, del riflusso nel privato. Apprezzabili, poi, molti contenuti di questo impegno: la lotta alla povertà, l’opzione europeista, l’umanizzazione delle carceri, l’abolizione della pena di morte…Fra tutti, merita un approfondimento il tema della liberazione femminile. Connesso, evidentemente, alla battaglia radicale per la liberalizzazione dell’aborto.
Forse, dopo anni di dura contrapposizione, proprio su questione femminile e aborto sarebbe l’ora di una riconciliazione fra cultura cattolica e cultura laica radicale. Non nel senso di un buonistico «vogliamoci bene», ma nel senso di saper riconoscere, pur nella irriducibile diversità delle idee, l’anima di verità contenuta nella posizione avversa (fu questo – credo – il senso della celebre visita di papa Francesco a Emma Bonino). Ai radicali come la Bonino noi cattolici dovremmo........
