La notte d’estate di Vittorio Messori
“Di Gesù non si parla tra persone educate. Con il sesso, il denaro, la morte, Gesù è tra gli argomenti che mettono a disagio in una conversazione civile. Troppi i secoli di sacrocuorismo. Troppe le immagini di sentimentali nazareni con i capelli biondi e gli occhi azzurri: il Signore delle signore. Troppe quelle prime comunioni presentate come “Gesù che viene dal tuo cuoricino”. Non a torto tra persone di gusto quel nome suona dolciastro. È irrimediabilmente tabù”.
Questo è l’incipit strepitoso di “Ipotesi su Gesù” - che gli svariati tromboni e palloni gonfiati che ingolfano la nostra categoria dovrebbero mandare a memoria, così magari imparano a scrivere in italiano - saggio pubblicato nel 1976, venduto in milioni e milioni di copie in tutto il mondo nonostante l’indifferenza e l’astio della critica ufficiale sinistroide e ultimato dopo una rielaborazione durata più di un decennio dal grande giornalista e scrittore Vittorio Messori, morto lo scorso venerdì santo, all’età di 84 anni.
Messori, come noto, era un convertito. Il convertito, così come l’ateo, è una figura straordinariamente interessante. È un uomo all’interno del quale improvvisamente e senza alcuna motivazione razionale avviene una frattura, che spezza la circolarità della sua vita per dividerla in due parti: prima della conversione, dopo la conversione. Proprio come San Paolo folgorato sulla via di Damasco, ovviamente, ma soprattutto come la........
