L’eterno ritorno del virologo televisivo
Loro ci guardano. Ci osservano. Ci spiano. E soprattutto aspettano. Con acuta saggezza e pazienza infinita. Aspettano. Aspettano. E ancora aspettano. Perché sanno perfettamente che prima o poi tornerà il loro momento.
E’ con una certa malinconia e una punta di sollievo, molto più profonda della paura, che in questi giorni, dopo l’individuazione di un focolaio di hantavirus su una nave da crociera, abbiamo visto far di nuovo capolino sulle pagine dei giornali, nelle arene dei talk show e sulle meglio piattaforme digitali una figura che tanto segno ha lasciato di sé nelle recenti stagioni di noi casalinghe e casalinghi di Voghera: i virologi da salotto televisivo.
Avevano spadroneggiato, negli anni cruenti, folli, grotteschi e terribili del Covid, avevano scalzato a pedate e a ceffoni dal palcoscenico della grande commedia nazionale i politici imbelli, gli amministratori inetti, gli statisti de noantri, travolti dal virus sconosciuto e completamente incapaci - proprio come noi dei media - di prendere una decisione, dare una linea, indicare una via. Si erano appropriati della materia – che era ed è indubitabilmente la loro materia, su questo non c’è da fare alcuna ironia – e avevano iniziato, per acclamazione, a spiegarcela in tutti i suoi prodromi, le sue premesse, le sue diagnosi, le sue prognosi. Un trionfo di dati, diagrammi, proiezioni, provette, mascherine, vaccini, starnuti, lavaggi e contro lavaggi di mani, incubazioni, quarantene, isolamenti. Una tale arca di........
