Il patentino antifascista seppellito da una risata
In un editoriale del 1952, Mario Pannunzio, grande giornalista e direttore della raffinatissima rivista “Il Mondo” - caporedattore Ennio Flaiano - ha coniato la celeberrima espressione “liberali alle vongole”, poi ripresa in più occasioni da un altro gigante come Eugenio Scalfari.
L’intento era ovviamente polemico e puntava a colpire uno dei grandi vizi della cultura italiana, anzi, dell’antropologia italiana, del tutto digiuna dei principi base del liberalismo e dell’individualismo e invece sempre attanagliata - e attovagliata - alle logiche miserabili della corte, della corporazione, della sovvenzione, dell’appartenenza ideologica, degli amici degli amici, del mettersi d’accordo, del corporativismo, del consociativismo, dell’amichettismo e di tutto il resto che fa da sempre dell’Italia quello che è. Un paese di eterni bottegai, traffichini e fanfaroni il cui motto fondativo si può sintetizzare in un aforisma che racchiude tutta la nostra morale albertosordiana: “Famose du spaghi”.
Ora, questo è un dato strutturale della nazione, molto più profondo della spaccatura tra destra e sinistra, visto che il conformismo è capace di intuarsi in tutti gli ambiti e in tutte le fazioni, e che nei giorni scorsi ci ha regalato un episodio talmente stupido e meschino da diventare paradossalmente divertente, visto che il grottesco è la chiave di lettura più profonda della realtà. E quindi è capitato che gli organizzatori della fiera letteraria romana “Più libri più........
