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Gli occhi di un agnello in mezzo al lupi

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03.02.2025

La folla. La massa. Il branco. La gente. La gente bavosa, assiepata e ululante. Il popolo. Il popolo bue. Le truppe cammellate. Gli ultras. La Suburra. L’assalto ai forni. Il Golgota. Il linciaggio. Il linciaggio psicologico. Il linciaggio mediatico in diretta televisiva.

Tra le innumerevoli cose schifose delle guerre, da una parte e dall’altra, e in particolare di quella di Gaza, provocata dal genocidio di Hamas del 7 ottobre del 2023 e seguita dai crimini di guerra di Israele nell’anno e mezzo successivo, ce n’è una particolarmente grave. Non tanto da un punto di vista del bilancio delle vittime - non è morto nessuno, nessuno è stato rapito e ucciso - ma da un punto di vista simbolico. E sappiamo tutti quanto i simboli contino. I simboli pesano. I simboli sono pietre, proprio come le parole.

Il rilascio di uno degli ostaggi ebrei in mano alle milizie islamiche, la trentenne tedesco-israeliana Arbel Yehud, avvenuto in modalità da reality show qualche giorno fa a Khan Younis, è una delle pagine più degradanti e avvilenti della storia recente del Medio Oriente. Ci sono foto (e video) della giovane, costretta a scendere dal van dei sequestratori e a raggiungere a piedi il personale della Croce Rossa attorniata dai miliziani e spintonata da una folla insultante e minacciosa, che parlano da sole. Sempre che qualcuno abbia voglia di vederle. Sono immagini terribili, metaforiche, addirittura ioniche, che dicono tutto delle guerre, di quella guerra in particolare, ma che dicono anche tutto........

© La Provincia di Como