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Solo il calcio possiede la forza di ridare San Marco ai veneziani

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11.05.2026

Venezia ha perso da tempo la sua agorà. Piazza San Marco, la «piazza» per antonomasia, una delle più celebri al mondo, è stata ceduta da anni all’uso esclusivo dei turisti e dei grandi eventi estivi. Solo il calcio ha restituito ai veneziani – lo si è visto sabato 9 maggio scorso - la forza di riprendersi quel luogo.

La promozione del Venezia in serie A ha riempito la Piazza di una folla che non si vedeva da tempo: una folla di veneziani d’acqua e di veneziani di terraferma insieme, mescolati, irriconoscibili gli uni dagli altri.

Un unico popolo. Il trionfo dell’Unione. Per capire la portata di quel momento bisogna tornare al 1987, quando Maurizio Zamparini ed Enzo Cainero – entrambi scomparsi, e che qui voglio ricordare – concepirono un progetto audace: fondere il Venezia Calcio e l’AC Mestre in un’unica società. Il Venezia portava in dote il fascino del Pier Luigi Penzo, lo stadio in laguna raggiungibile via acqua; il Mestre offriva il campo Taliercio in terraferma, ideale per gli allenamenti e la logistica quotidiana.

L’obiettivo era risalire dalla C2 alla serie A e costruire un nuovo stadio di proprietà a Tessera, nel cuore fisico di quella cerniera tra acqua e terra che è il destino geografico di Venezia. La fusione, all’inizio, fu odiata. Sugli spalti si gridava alternativamente, e l’uno contro l’altro: «Venezia!», «Mestre!», al più «Venezia-Mestre!».

Poi i veneziani........

© La Nuova di Venezia