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L’Italia che non sa crescere è finita nella trappola del debito per finanziare l’emergenza

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24.05.2026

Un altro anno di crescita del PIL italiano dello zero virgola: 0,5% per il 2026. Certificato dall’Unione Europea proprio mentre le chiediamo margini di flessibilità fiscale (l’autorizzazione ad un disavanzo 2026 superiore al 3%). E non per correggere la deriva del PIL, ma per fronteggiare l'emergenza del momento, come l’Italia ha fatto e continua a fare ciclicamente. Ieri era la pandemia, poi il caro-energia post-invasione ucraina, oggi è di nuovo il prezzo dell’energia.

Cambia il nome dell'emergenza, ma non cambia mai la logica: contrarre debito aggiuntivo, a carico delle generazioni future, per tamponare un problema presente. Una logica che contiene una contraddizione che il governo, non solo quello in carica per la verità, si rifiuta di riconoscere e quindi di affrontare.

Eppure, è evidente che il differenziale di prezzo dell'energia rispetto a Francia, Spagna o Germania non è un evento esogeno: è il prodotto di scelte e non-scelte accumulate in vent'anni.

Il ritardo sulle rinnovabili, l'assenza di una strategia sul nucleare, la dipendenza dal gas senza un piano di uscita, i tempi autorizzativi che scoraggiano gli investimenti: un fallimento di politica energetica, non una calamità naturale. Anche questa volta dunque non chiediamo flessibilità per finanziare un piano circostanziato che rimuova le cause dell’emergenza di turno, né siamo alla ricerca di "debito buono" per investimenti capaci di alzare il PIL potenziale — infrastrutture, capitale umano, ricerca — debito che si ripaga attraverso la crescita che genera. Ciò che l'Italia chiede continua ad essere........

© La Nuova di Venezia