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Il ticket d’accesso non salva Venezia: serve un limite massimo di ingressi

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09.04.2026

Il lungo weekend pasquale ha visto a Venezia la prima applicazione 2026 del contributo d’accesso imposto ai turisti giornalieri. A Pasqua il contributo d’accesso è stato pagato da circa 13.000 escursionisti: una parte importante, ma sempre solo una parte, dei 38.000 turisti pendolari che, in media, visitano ogni giorno il centro storico di Venezia. Peraltro anche questi solo una parte dei 93.000 turisti che, comprendendo i turisti pernottanti in centro storico (in media 35.000) e nel resto del Comune (media 20.000) visitano ogni giorno Venezia storica, Pasqua o non Pasqua.

L’avvio della terza stagione di sperimentazione del contributo d’accesso ci dice che la macchina organizzativa comunale funziona bene e che i “colpiti” dal contributo lo accettano nella consapevolezza di contribuire al mantenimento del bene culturale/destinazione turistica Venezia. Ci dice anche che il livello di pressione turistica su Venezia storica è nella disponibilità incontrollata della domanda – sono i visitatori con le loro scelte che determinano le presenze turistiche giornaliere – senza limiti capaci di impedire conseguenze negative sulla vivibilità di Venezia storica come città.

Conseguenze strutturali queste ultime facilmente intuibili se si pensa che la soglia, oltre la quale le funzioni civiche non turistiche (lavoratori, studenti, utenti delle pubbliche amministrazioni, dei tribunali degli ospedali) oggi esercitate quotidianamente da almeno 115.000 utenti (49.000 residenti ed altri 66.000 utenti) cominciano a deteriorarsi, era stata stimata quarant’anni fa attorno ai 22-25.000 visitatori.

Oggi, tenendo conto delle trasformazioni strutturali ed organizzative intervenute, quella soglia può essere ragionevolmente aggiornata a 50-60.000: un livello di uso turistico che preserva spazi vitali per la residenza e le attività produttive non........

© La Nuova di Venezia