La premier Meloni pronta a forzare per cambiare la legge elettorale
Nuova legge elettorale anche a colpi di maggioranza, nessuna intenzione di dimettersi se perderà il referendum: da Matteo Renzi Giorgia Meloni pesca fior da fiore. Se il popolo bocciasse il quesito sui giudici a marzo, lei non farà come l’ex premier, che nel 2016 si dimise dopo aver provato invano a cambiare la Costituzione. Ma farà come lui quando si tratterà di cambiare le regole del gioco senza il placet delle opposizioni. Procederà dritta come un ariete, incurante che il sistema di voto andrebbe condiviso con chi gioca dall’altra parte del campo.
E se con il “rottamatore” non mancano assonanze, ce sono anche con un altro predecessore con la lingua affilata: Giorgia è innamorata del colpo a effetto come lo era Massimo D’Alema, con il quale condivide quel tratto tipicamente romano, l’humor tagliente: «Lei certo ha diritto a fare domande e io ho il diritto di non darle risposte», usava dire il “leader Maximo” ai giornalisti.
E venerdì 9 gennaio la premier - suscitando risate miste a sconcerto – nell’aula dei gruppi parlamentari che ospitava la conferenza stampa annuale, ha liquidato così chi auspicava un maggior numero di conferenze nel 2026: «Ricordo che lo ha auspicato pure l’anno scorso e non mi pare le sia andata........
