Mattia Giani, morto in campo durante una partita. La mossa del tribunale: sì alla superperizia sul cuore
Mattia Giani morì in campo due anni fa durante la partita fra Lanciotto e Castelfiorentino
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Firenze, 13 marzo 2026 – In aula nel giorno del secondo anniversario di quella maledetta domenica: non sarà una giornata facile per i familiari. Ma il prossimo 14 aprile, oltre a ricordare la scomparsa di Mattia Giani, il calciatore del Castelfiorentino, residente a San Miniato, che s’accasciò al suolo durante una partita del campionato di Eccellenza sul campo del Lanciotto Campi e morì a Careggi il giorno seguente, inizierà anche una superperizia sul suo cuore.
Il gip, Roberta Di Maria, ha infatti accolto la richiesta del pubblico ministero, Alessandro Moffa, e disposto l’accertamento da cui dipenderanno le sorti dell’inchiesta in cui s’ipotizza il reato di omicidio colposo a carico di tre persone (un ex massimo dirigente del Lanciotto, due medici sportivi con studi a Empoli e a Cascina).
I periti nominati dal giudice sono il professor Marco Di Paolo, associato di medicina legale, Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Legale, Dipartimento di Patologia chirurgica, medica, molecolare e dell’Area critica dell’Università di Pisa; Michele Emdin, professore ordinario di Malattie dell’Apparato cardiovascolare alla Scuola Superiore Sant’Anna e Direttore del Dipartimento cardio-toracico della Fondazione Monasterio di Pisa; il dottor Paolo Del Sarto, direttore U.O.C. di Anestesia e terapia intensiva adulti e congeniti all’ospedale del Cuore di Massa. Tre luminari delle rispettive materie che dovranno dirimere una questione non banale: quella del nesso causale tra il malore che colpì Giani nel corso del primo tempo della partita Lanciotto-Castelfiorentino, l’assenza di un defibrillatore funzionante nell’impianto sportivo quel giorno sprovvisto anche di un medico o di un’ambulanza a bordo campo, e i possibili segnali del male ignoto che affliggeva il cuore del calciatore nel corso delle visite per l’idoneità sportiva.
La scelta dell’incidente probatorio è figlia dunque dell’incertezza e anche dei contrasti sorti sulle conclusioni di due precedenti consulenze effettuate. Quella della procura (firmata dal professore Fiorenzo Gaita, lo stesso che analizzò anche il cuore del capitano viola Davide Astori, Cristina Basso e Beatrice Defraia) e quella della famiglia Giani, che tramite il suo legale, Duccio Baglini, ha incaricato del medesimo compito la professoressa Valentina Bugelli e Roberto Bini.
Le due consulenze convergono solo sulla causa della morte di Giani: l’attaccante del Castelfiorentino era affetto dalla cardiopatia aritmogena del ventricolo sinistro. Ma la consulenza della procura, pur individuando “plurimi profili di colpa in capo ai soggetti indagati”, ha poi “escluso la sussistenza di un valido nesso causale tra le suddette condotte colpose e il decesso di Giani”. Conclusioni, scrive il pm Moffa, “non pienamente convincenti, parzialmente contraddittorie e condivisibilmente criticate” dai consulenti della famiglia. “Incertezze”, argomenta ancora il pm, “per cui si ritengono indispensabili ulteriori approfondimenti medico-legali”. Quelli che disporrà il giudice, in un’anticipazione vera e propria (l’incidente probatorio) di un eventuale processo. Oppure del non luogo a procedere.
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