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Dall’elettrodomestico alla tenda da campeggio, nasce la Biblioteca degli oggetti. Prendi in prestito, usa e restituisci

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16.03.2026

Presentato a Palazzo Vecchio il progetto della "Biblioteca degli oggetti"

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Firenze, 16 marzo 2026 – Non solo libri. Nelle biblioteche di Firenze presto si potranno prendere in prestito anche oggetti come trapani, macchine fotografiche, proiettori, vaporelle, kit per il giardinaggio o piccoli elettrodomestici. Nasce infatti la "Biblioteca degli oggetti", un progetto sperimentale approvato dalla giunta comunale che punta a trasformare le biblioteche civiche in luoghi di condivisione e sostenibilità, dove gli oggetti di uso quotidiano, spesso inutilizzati nelle case, tornano a circolare tra i cittadini.

"Con la Biblioteca degli Oggetti vogliamo dimostrare che la sostenibilità non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana. Dopo l'importante esperienza di Bologna, Firenze conferma la sua vocazione di laboratorio nazionale per l'economia circolare – ha detto la vicesindaca del Comune di Firenze Paola Galgani – Non si tratta solo di prestare un trapano o una macchina fotografica, ma di promuovere un nuovo modello di cittadinanza dove il valore del riuso e della condivisione diventa patrimonio comune, partendo proprio dai nostri quartieri".

L’iniziativa, proposta dalla vicesindaca Paola Galgani e dall’assessore alla cultura Giovanni Bettarini, nasce dalla collaborazione tra Direzione Cultura e Direzione Ambiente del Comune. La fase sperimentale coinvolgerà quattro sedi della rete civica: BiblioteCaNova Isolotto, la biblioteca Pietro Thouar nell’Oltrarno, la Filippo Buonarroti a Novoli e la saletta dell’Ufficio Sostenibilità.

Come funziona il servizio

Il servizio permetterà ai cittadini di prendere in prestito oggetti di uso quotidiano con modalità simili a quelle dei libri. Trapani, macchine fotografiche, proiettori, utensili per il ‘fai da te’ o per il giardinaggio potranno essere prenotati attraverso un catalogo online dedicato. Una volta effettuata la prenotazione, lo scambio avverrà attraverso le biblioteche, che fungeranno da punto logistico e di incontro. Gli oggetti potranno essere tenuti in prestito mediamente un mese (l’equivalente di un libro), poi dovranno essere restituiti. Se necessario si potrà rinnovare la prenotazione per un altro mese. Per quanto riguarda, invece, gli oggetti per i neonati come passeggini, seggiolini o altro il periodo minimo del prestito è di sei mesi, rinnovabile per altri sei mesi.

"Vogliamo creare un’alternativa: un sistema che guarda all’accesso ai beni e non alla proprietà o all’acquisto – ha spiegato Antonio Beraldi, fondatore di Leila, La Biblioteca degli oggetti di Bologna – Questo genera un risparmio economico, un risparmio di spazio nelle case e un impatto ambientale che fa la differenza".

Per partecipare sarà necessario condividere almeno un oggetto di proprietà. Chi aderisce al servizio continuerà a essere il proprietario dell’oggetto, ma lo metterà a disposizione della comunità. Un sistema pensato per responsabilizzare gli utenti e creare un catalogo collettivo basato sulla fiducia reciproca e sulla cura degli strumenti.

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"Portiamo avanti un’idea di cultura che non è solo conservazione, ma partecipazione attiva e sostenibilità – ha spiegato l’assessore alla cultura Giovanni Bettarini –. Le nostre biblioteche si confermano presidi sociali fondamentali e con questo progetto possiamo vedere anche l’evoluzione del ruolo che le biblioteche hanno e che oggi diventano luoghi dove i cittadini possono anche scambiarsi strumenti e competenze, riducendo gli sprechi e rafforzando il legame di comunità".

Il progetto – nato da un lavoro congiunto tra Comune, Terzo Settore e rete di cittadini attivi del Distretto di Economia Civile e che coinvolge anche l’associazione Secina, formata da studenti dell’Università di Firenze, e Leila, la realtà bolognese che ha già sviluppato la prima biblioteca degli oggetti – si inserisce nel percorso del Distretto di Economia Civile e del Patto per la Lettura, con l’obiettivo di rendere le biblioteche sempre più presidi sociali e ambientali.

Da un lato si punta a ridurre gli sprechi, evitando l’acquisto di oggetti utilizzati solo sporadicamente; dall’altro si vuole rafforzare il senso di comunità attraverso pratiche concrete di condivisione.

Guardando ai modelli europei più avanzati, Firenze si posiziona tra le città italiane che sperimentano la sharing economy applicata ai servizi pubblici bibliotecari.

In Italia un’esperienza strutturata esiste già a Bologna con Leila – La biblioteca degli oggetti. Con questo progetto, anche il capoluogo toscano entra nel gruppo delle realtà urbane che puntano sulla condivisione come strumento di sostenibilità. Al percorso partecipano anche l’Università di Firenze e lo Sdiaf, con la prospettiva di estendere l’iniziativa ad altre biblioteche cittadine dopo la fase iniziale.

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