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Export senza grandi slanci, tessile in leggera ripresa

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19.03.2026

Tessile in leggerissima ripresa

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Prato, 19 marzo 2026 – È una linea sottile, quasi impercettibile, quella che separa crescita e stagnazione nel 2025. I dati elaborati dall’ufficio studi di Confindustria Toscana Nord fotografano un anno di sostanziale stabilità per le esportazioni pratesi: +0,2%, dopo un 2024 che si era fermato a -0,5%. A tenere, ancora una volta, è il tessile. Dopo due anni in territorio negativo, il comparto torna a vedere il segno più e chiude il 2025 con un +1,6%.

Un risultato che, pur senza slanci, assume un valore significativo in un contesto internazionale complesso. Se si allarga però lo sguardo all’intero distretto – includendo anche i comuni delle province di Firenze e Pistoia – il quadro cambia leggermente: il tessile si ferma a -0,9%.

Tiene, anche se di poco, l’abbigliamento, che mantiene il segno positivo già registrato nel 2024. Il vero elemento di criticità arriva invece dalla metalmeccanica, che prosegue nella sua fase negativa e chiude il 2025 con un -6,2%. Un calo significativo, che pesa sul bilancio complessivo e conferma le difficoltà di un comparto più esposto alle oscillazioni internazionali e alla frenata degli investimenti. Il quadro complessivo dell’area Lucca-Pistoia-Prato segna nel 2025 un ritorno in territorio negativo, con -1,7%, dopo il +2,3% registrato nel 2024. Un risultato non brillante, ma neppure allarmante, alla luce dei timori – oggi ulteriormente cresciuti – legati alle politiche daziarie statunitensi e alle tensioni internazionali.

“Pur con queste importanti cautele, alcune considerazioni sono comunque possibili – osserva la presidente di Confindustria Toscana Nord, Fabia Romagnoli –. Il risultato non è certo esaltante ma neppure drammatico, soprattutto alla luce dei forti timori legati alle politiche daziarie statunitensi e alle tensioni internazionali, che nel corso dell’anno si sono ulteriormente accentuate”.

Le elaborazioni a livello provinciale sono basate su dati espressi in valore e non in volume, un elemento che incide sulla lettura dei risultati perché influenzato da variabili come oscillazioni valutarie e costi delle materie prime. Fattori che non consentono di misurare con precisione le reali performance produttive sui mercati esteri, soprattutto in una fase di forte instabilità come quella attraversata nel 2025.

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