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Campi-Firenze, odissea sul 30. Il bus salta 4 corse di fila: “Non so quando arrivo a lavoro”. Ma almeno non c’è traffico

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01.04.2026

Campi-Firenze, odissea sul 30

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Firenze, 1 aprile 2026 – Quattro corse saltate dalle 9.50 alle 11.05. Con il risultato che raggiungere Firenze – soprattutto per chi aveva orari impellenti da rispettare per motivi di lavoro o personali – ha rischiato di trasformarsi in un viaggio della speranza. Così come il nostro di viaggi, iniziato in via Buozzi, di fronte alla vecchia Coop di Campi Bisenzio, a bordo di un autobus della linea 30. Direzione Firenze, per poi tornare indietro, e rendersi conto di persona dei disagi che tanti cittadini sono costretti ad affrontare quotidianamente.

A farci compagnia sono state soprattutto Raissa, una sessantina d’anni, viene dalla Romania e lavora come badante alternandosi appunto tra Firenze e Campi. E Marika, in Italia da 26 anni, originaria del Marocco ma che parla l’italiano – oltre a esprimersi con uno splendido intercalare fiorentino – molto meglio di tanti altri nostri connazionali. Lavora in un’azienda nella zona del Campo di Marte e una delle prime cose che fa è quella di telefonare al proprio ‘principale’ per dirgli a che non sa a che ora potrà arrivare.

E poi c’è Antonio, che è di Sant’Angelo a Lecore. Prende il 30 per un breve tragitto, ma è ugualmente scocciato per le tante corse saltate. Un problema, ci dicono le due donne, che a quell’ora purtroppo negli ultimi giorni si è ripetuto spesso. Quella di via Buozzi fra l’altro è una delle tante fermate nel tragitto verso Firenze senza pensilina: la prima che incontriamo è in via Baracca e si interrompono prima di piazza Puccini, a conferma del fatto che quando piove anche aspettare un autobus può diventare complicato. Su una strada dove le buche si sentono più all’andata che al ritorno, dove gli autobus ‘si rincorrono’ e Marika è costretta a chiedere all’autista del 30 di provare ad avvisare quello che invece è sul 17 davanti a noi di non ripartire in modo che lei possa salire e raggiungere il posto di lavoro senza dover aspettare altro tempo: missione compiuta.

Il 30 intanto – interni dignitosi e tutto sommato puliti – nonostante le tante presenze, si è gradualmente svuotato, mentre c’è chi recita una litania di imprecazioni e chi invece ha il volto incollato al proprio Smartphone e guarda un video tenendo alto il volume. Nessuno dice niente però, ognuno è assorto nei propri pensieri. L’importante è arrivare a destinazione. Tutto sommato breve il viaggio per raggiungere il capolinea alla Leopolda dove arriviamo alle 11.41. «Dovresti prenderlo la mattina quando ci sono gli studenti per renderti conto della confusione», dice uno dei passeggeri.

E ripartiamo dopo una sosta di cinque minuti, alle 11.46, per tornare nella Piana. Pochissimi gli italiani a bordo, tanti gli stranieri, ma in numero decisamente inferiore, nel complesso, rispetto all’andata. Il tragitto è tranquillo, guardando fuori ci rendiamo conto che nessuna fermata ha la pensilina. Anche il viaggio è leggermente più veloce al ritorno: 36 minuti da Campi a Firenze, 32 in senso contrario. A parte il traffico non ci sono cantieri impattanti lungo la strada. Scendiamo in via Buozzi, sul lato opposto della strada rispetto a dove siamo partiti. Chissà se Marika sarà in ufficio o se Raissa, che non può «permettersi il lusso di comprare una macchina» sarà nella casa di qualche anziano. Nessun altro scende a quella fermata. Ah, neanche nessun controllo.

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