menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Il caso alle porte di Lucca: “Qui l’acqua è inquinata”. E ora ci sono sette indagati

5 0
previous day

La stazione di decompressione che è stata messa sotto sequestro. Ci sono sette persone indagate

Lucca, 23 marzo 2026 – Svolta nel caso dell’acqua contaminata ad Antraccoli, popolosa frazione periferica di Lucca, dove da mesi gli abitanti lamentano odore di gas nell’acqua che esce dai rubinetti delle case: sette persone sono state ora iscritte dalla Procura nel registro degli indagati, contemporaneamente al provvedimento di sequestro probatorio dell’area della cabina del gas metano di via di Pulecino, indicata come possibile origine della presenza di tetraidrotiofene (Tht) nei pozzi privati dell’acqua. L’ipotesi di reato è quella di inquinamento ambientale, ma in subordine anche una condotta omissiva sulla comunicazione del rischio di inquinamento dell’area circostante.

I sette avvisi di garanzia riguarderebbero amministratori e tecnici di Gesam Reti – la società partecipata dal Comune che gestisce la rete di distribuzione del gas – ma anche società esterne appaltatrici dei lavori alla cabina del gas finita nel mirino.

Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, infatti, la puzza di gas che fuoriesce dai rubinetti di numerose case, alimentate da pozzi privati, sarebbe appunto riconducibile alla presenza di tetraidrotiofene (Tht), una sostanza chimica dall’odore molto forte che viene aggiunta al metano proprio per rendere percepibili eventuali fughe di gas. Se contamina l’acqua, può essere irritante e dare qualche disturbo, come in effetti segnalato da molti abitanti di Antraccoli.

Dopo un vertice con i tecnici di Gesam, Arpat, Asl e altri soggetti, il sindaco di Lucca, Mario Pardini lo scorso 6 marzo aveva firmato un’ordinanza per imporre a Gesam Reti ad effettuare con urgenza escavazioni e campionamenti nel terreno della cabina, dato che gli accertamenti di Arpat e Asl non escludevano la presenza di una sorgente di contaminazione in quell’area. Senza poter escludere che l’inquinamento sia ancora in atto. Gli accertamenti non erano ancora partiti, ma adesso la situazione è stata presa in mano dalla Procura, sulla base del rapporto della Polizia Locale. Il sostituto procuratore Elena Leone forse oggi stesso affiderà una consulenza tecnica all’Arpat e procederà con accertamenti tecnici non ripetibili, attraverso nuove analisi sia sull’acqua che esce dai rubinetti che sul terreno intorno alla cabina del gas metano di via di Pulecino, finita sotto i riflettori.

Il caso dell’acqua dal forte odore di gas era emerso già in autunno in alcune abitazioni. Gli accertamenti avrebbero ricondotto ai lavori di manutenzione sulla vicina rete del metano, in particolare alla sostituzione di una valvola di media pressione effettuata in agosto. Durante queste operazioni si sarebbe verificato un problema legato appunto alla fuoriuscita dell’odorizzante (Tht). Ma le ricostruzioni sono discordanti. Il 27 novembre, sulla scia delle proteste degli abitanti, il Comune aveva chiesto ad Arpat e Asl di effettuare le analisi e i risultati, a fine febbraio, avevano appunto evidenziato la presenza di tetraidrotiofene (Tht), facendo scattare l’ordinanza di non potabilità dei pozzi privati. Praticamente l’intera frazione di Antraccoli, dato che la zona non è ancora allacciata all’acquedotto pubblico.

© Riproduzione riservata


© La Nazione