Disagio dei giovani: "Il conflitto non si elimina. La città sana lo governa"
Il professor Andrea Fagiolini, psichiatra, interpreta la fragilità diffusa e il rapporto fra generazioni in una società "che sempre più divide".
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"Il disagio sociale giovanile è un fenomeno reale e va interpretato con cautela. Non siamo di fronte a una ’generazione malata’, ma a una generazione più esposta. I giovani di oggi crescono in un contesto molto più complesso, con meno punti di riferimento stabili e con continua esposizione a stimoli, aspettative e confronti. Questo non significa automaticamente patologia, ma significa maggiore fragilità, maggiore oscillazione emotiva, maggiore difficoltà a costruire un’identità solida e coerente. È un disagio non clamoroso, ma diffuso, silenzioso, fatto di inquietudine, senso di vuoto, fatica a trovare direzione", così inizia il professor Andrea Fagiolini, ordinario di psichiatria Unisi e direttore del Dipartimento di Salute Mentale alle Scotte, la lettura del disagio dei giovani e del rapporto tra generazioni.
E’ legato alla maturità personale o al contesto familiare e sociale?
"Sempre il risultato di una combinazione. Ci sono fattori individuali, ma il contesto oggi è determinante. Le famiglie sono spesso più fragili o ansiose, meno capaci di trasmettere sicurezza e continuità. I social media amplificano il confronto e la........
