Ora Mps riprende il cammino. Fabio: "Continuità con Lovaglio, riconoscenti per quanto ha fatto"
Luigi Lovaglio poco prima dell’inizio dell’assemblea, seduto nella platea dell’auditorium di Banca Mps
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Non si è ancora spenta l’eco dell’assemblea che ha cambiato le sorti di Banca Mps: il sorpasso della lista Plt con alfiere Luigi Lovaglio, ai danni di quella promossa dal cda uscente, ha cancellato settimane cariche di tensione. A partire dal 4 marzo, con l’esclusione dell’allora ad dalla lista ’ufficiale’, poi senza un attimo di respiro il ritiro delle deleghe, la candidatuta alternativa, il licenziamento da direttore generale. La vittoria ha riportato di fatto le lancette al 27 febbraio, quando Lovaglio presentò quel Piano industriale che ora dovrà essere adottato.
Intanto si attende la notizia della convocazione del primo cda, nel quale dovranno essere eletti presidente (Tortora di Plt Holding ieri ha auspicato "un consiglio coeso con Bisoni presidente") e i vice: qui si capirà se ci saranno aperture al dialogo con la componente sconfitta, nel bilanciamento 8-6-1 (rispettivamente lista Lovaglio-lista Maione e Palermo-lista Assogestioni) emerso dalla votazione in assemblea.
Spettatore, ormai, il governo, rimasto con una residua quota del 4,8 per cento: "La nostra non partecipazione era una delle condizioni concordate con la Commissione europea – ha detto il ministro Giancarlo Giorgetti –. Siamo soddisfatti e orgogliosi di aver risanato la banca nell’interesse di tutti i contribuenti italiani".
Nessun commento dal ministro, com’è ovvio, per la vicenda singola, sulla quale ieri è tornato l’altro uomo chiave della partita, insieme a Lovaglio: l’imprenditore Pieluigi Tortora che, partito dal suo 1,2 per cento, ha riunito un terzo del capitale e conquistato una vittoria da annali del risiko della finanza. "Io non ho mai cercato lo scontro – ha dichiarato a Radiocor –, abbiamo presentato una lista aperta al mercato nell’esclusivo interesse della banca". Questa, per Tortora, la chiave del successo: "Io non ho parlato con nessun investitore. Delfin ha preso una decisione mi pare di grande coerenza: un azionista di maggioranza relativa, che sostiene un piano industriale, esprimendo più volte apprezzamento verso l’amministratore delegato, credo abbia deciso di credere in Lovaglio e nel suo programma". Invece Banco Bpm "per me è stata una piacevole sorpresa, che ho apprezzato molto".
Chiare la parole del sindaco Nicoletta Fabio: "In questi anni il Comune ha seguito con attenzione e rispetto istituzionale le vicende di Banca Mps, avendo ben presente che rappresenta una componente identitaria della nostra comunità, la quale ne riconosce il ruolo essenziale per il territorio e centrale nel sistema finanziario italiano". A proposito dell’assemblea, il sindaco Fabio riconosce che "gli azionisti si sono espressi nel segno della continuità con Luigi Lovaglio, al quale vanno il mio apprezzamento e la mia riconoscenza per quanto fatto finora, unitamente ai migliori auguri di buon lavoro, che estendo ai componenti degli organi collegiali, al management e a tutti i dipendenti".
L’auspicio ora? "Che la nuova governance consolidi gli eccellenti risultati di questi anni, mantenendo quel ruolo di protagonista dello sviluppo per la nostra realtà che ha avuto la capacità di mantenere alto sia nei periodi di maggiore incertezza sia nella più recente fase di straordinario rilancio", sottolinea Fabio.
Interviene anche la politica. Sette consiglieri di maggioranza (i cinque di Siena in tutti i sensi, i due di Forza Italia-Udc-Nuovo Psi) sottolineano "l’opera di risanamento e rilancio della Banca" attuata da Lovaglio, evidenziando che analogo concetto è stato espresso dalla Fondazione Mps "senza però dare seguito formale in assemblea, dove ha optato per l’astensione". E anche Giorgio Del Ciondolo, segreteria nazionale Psi, sottolinea che "la banca può tornare a fare il suo mestiere, supportando banche e imprese", chiedendo parimenti "un cambio di passo alla Fondazione, che deve essere funzionale a un processo di sviluppo e crescita per Siena".
I sindacati intanto convergono su un punto determinante, dopo le ultime settimane sull’ottovolante, identificato nella parola "stabilità". Per Susy Esposito di Fisac Cgil "le dinamiche di potere che hanno caratterizzato questa fase non hanno fatto bene alla banca, ora responsabilità e ritorno alla normalità operativa". E così Giusi Fasano, Fabi: "C’è bisogno di continuità e basi solide". Sabrina Brezzo, First Cisl, chiede di "proseguire con l’attuazione del piano, coinvolgendo le organizzazioni sindacali". E Fulvio Furlan, Uilca, torna sui concetti di "continuità e stabilità al percorso di risanamento e rilancio della banca".
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