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Armi e odio razziale, l’orrore nelle chat. L’avviso del procuratore: “I genitori devono stare più attenti”

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21.05.2026

Roberta Pieri è procuratore della Repubblica presso il tribunale dei minorenni (Giuseppe Cabras/New Press Photo)

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Siena, 21 maggio 2026 – Ragazzini con il mito delle armi, che nelle chat osannavano Hitler e il Duce. Che disprezzavano gli immigrati e pensavano a possibili raid punitivi per rispondere alle risse avvenute a Siena nella primavera 2025 fra fazioni opposte di extracomunitari. Tredici, di età fra 15 e 17 anni quando è scattata l’inchiesta, l’estate scorsa, accusati di reati che vanno dalla diffusione di materiale pedo-pornografico alla propaganda di idee fondate sull’odio razziale ed etnico, all’apologia di fascismo e nazismo. Il cardinale Augusto Paolo Lojudice, presidente della Cet, parla di “segnale di un disagio profondo che colpisce i giovani e che deve interrogare noi adulti sui modelli proposti loro” rilanciando la necessità di “un patto per la famiglia che coinvolga istituzioni, società civile e Chiesa”.

La vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop rilancia: “Non basta indignarsi, occorre........

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