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Ucciso dal rivale in amore. L’incontro con l'ex fidanzata, gli spari, la telefonata: “Sono stato io”

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La vittima Gjergj Pergegaj e le forze dell’ordine sul luogo dell’omicidio che è avvenuto nei pressi della rotatoria di Olmo

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Arezzo, 22 marzo 2026 – Quattro volanti della polizia, un’ambulanza, l’auto medica, il camion dei vigili del fuoco e una serie di macchine della polizia municipale a bloccare il traffico. Al centro il corpo della vittima, coperto per intero da un telo bianco, macchiato di rosso all’altezza del collo, circondato dai vari operatori sanitari e pubblici ufficiali, chiamati a intervenire dopo l’esplosione di almeno tre colpi di pistola. Uno dei quali è costato la vita a Gjergj Pergegaj, ventinovenne di origini albanesi residente a Frassineto. Questo era lo scenario in cui sono stati catapultati gli automobilisti che nella notte tra venerdì e sabato, hanno percorso la strada che porta alla rotatoria di Olmo, luogo in cui si è consumato l’omicidio.

L’incontro con l’ex fidanzata, la pistola rubata

Erano all’incirca le 23.40 quando la vittima stava parlando con la sua ex fidanzata che aveva appena concluso il suo turno di lavoro come cameriera in un locale della zona. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe in quel momento che l’assassino, 35 anni, è arrivato sul posto e alla vista dei due avrebbe estratto la pistola risultata rubata un anno fa e fatto fuoco, ferendo mortalmente alla gola Pergegaj.

Tempestivi i soccorsi, i primi ad arrivare polizia e ambulanza: nel giro di pochi minuti la polizia municipale è stata incaricata di chiudere al traffico già diversi metri prima, impedendo alle auto di raggiungere la zona incriminata.

Di fianco al telo bianco che impedisce al corpo senza vita della vittima di essere visto, si contano una ventina di persone tra poliziotti, sanitari e pompieri, ma anche qualche civile, compresa una donna di giovane età (forse la ragazza contesa?).

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L’aggressore si dà alla fuga

L’aggressore è un connazionale della vittima, un operaio di 35 anni residente a Rigutino che dopo aver sparato, sale sulla sua Audi bianca e si dà alla fuga. Tra le ipotesi, come dice anche il questore Tatarelli, viene “immediatamente riscontrato che si trattava di un omicidio non legato a questioni di criminalità”. Dopo una prima serie di accertamenti, viene individuato l’autore dell’omicidio e “Inizia una vera e propria caccia all’uomo”, che ha portato all’arresto del trentacinquenne albanese, fino a quel momento incensurato. “La questione – continua il questore Tatarelli – è legata a problemi di rapporti personali tra i due”.

La chiamata al 112: “Sono stato io”

Le indagini sono affidate alla squadra mobile coordinata dal dirigente Davide Comito, che ha il compito di chiarire dinamica e movente. La fuga è durata circa due ore, poi è arrivata una chiamata alla sala operativa del 112: “Sono stato io”, era l’omicida che comunicava ai poliziotti la propria posizione. Aveva deciso di costituirsi.

L’uomo è stato ritrovato nel punto in cui aveva dichiarato di trovarsi: sulle colline di Rigutino a bordo della sua Audi, in attesa della volante che lo avrebbe arrestato con l’accusa di omicidio volontario. Una volta catturato, non avrebbe opposto alcuna resistenza. Con lui è stata ritrovata anche quella che sembrerebbe essere l’arma del delitto, una pistola che il trentacinquenne albanese avrebbe posseduto illegalmente. Il caso è stato assegnato al pubblico ministero Elisabetta Greco della Procura di Arezzo.

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La vittima avrebbe compiuto trent’anni il prossimo 19 di aprile, mentre adesso il suo corpo è stato trasferito all’obitorio dell’ospedale San Donato di Arezzo in attesa dell’autopsia. L’omicida invece è in carcere, già sentito dalla questura, e si ritrova a doversi difendere da un’accusa per omicidio volontario e da una per porto abusivo di arma da fuoco.

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