‘Terapia’ dello yoga in Oncologia. Corsi per affrontare la malattia
La presentazione dell’iniziativa nata dalla collaborazione tra la struttura complessa e l’associazione ‘Una mano per l’oncologia’
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Massa, 20 marzo 2026 – C’è un silenzio diverso nella Sala della Musica dell’ospedale Ospedale Apuane. E’ pieno, fatto di respiri lenti e movimenti misurati. È da qui che prende forma “Yoga in Oncologia”, un progetto che prova a cambiare il modo di vivere la malattia, affiancando alle cure tradizionali un percorso capace di alleggerire il peso emotivo dei pazienti. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra la struttura complessa di Oncologia e l’associazione ‘Una mano per l’oncologia’. Non un’aggiunta marginale, ma un tassello che si inserisce dentro il percorso terapeutico e che punta a rendere il paziente protagonista attivo della propria cura.
“Ridurre lo stress significa aiutare le cure a funzionare meglio”, sottolinea il direttore dell’ospedale Giuliano Biselli. Lo yoga si inserisce in quella stessa visione, offrendo uno spazio in cui il paziente può ritrovare equilibrio e forza. Andrea Mambrini, direttore dell’Oncologia e presidente dell’associazione, richiama un dato ormai condiviso: accanto a chemioterapia, immunoterapia e terapie mirate, servono interventi capaci di migliorare la qualità della vita. “Le terapie integrate aumentano l’aderenza ai trattamenti e aiutano le persone a vivere meglio questo periodo, facendole sentire parte di un gruppo, non sole davanti alla malattia”.
Un modello che nei giorni scorsi a Bologna é stato indicato tra i più avanzati nel campo dell’integrazione tra cure e supporto al paziente. Il vicedirettore Maurizio Lucchesi spiega che l’obiettivo è costruire un sistema strutturato, capace di intercettare i bisogni dei pazienti e indirizzarli verso servizi mirati. Lo yoga è accompagnato da un monitoraggio scientifico, con questionari validati per valutare l’impatto su qualità della vita, gestione dello stress e tolleranza alle terapie nel tempo. “Ogni proposta ha basi solide”, ricorda Sara Mussi dell’associazione. Il cuore del progetto è il lavoro sul corpo e sul respiro, guidato dall’insegnante Silvia Tagliagambe: “Il respiro è un ponte tra corpo e mente. Non si chiede alla mente di calmarsi, ma la si accompagna attraverso movimento e respirazione. Se il corpo ritrova armonia, la mente segue in modo naturale”.
Il corso, per piccoli gruppi, garantisce attenzione e personalizzazione: gesti semplici, adattati alle condizioni dei partecipanti, per migliorare anche le attività quotidiane. E i risultati, più che nei numeri, si leggono negli sguardi e nelle parole dei pazienti. “Quando mi sono ammalata il respiro era diventato corto, quasi un nemico – racconta Manuela Colombini –. Vivevo una sensazione continua di affanno e fatica. Con lo yoga ho imparato a gestirlo. Oggi riesco a fermarmi, ascoltarmi, non farmi travolgere dall’ansia. Anche nei momenti più difficili, sento di avere uno strumento in più. All’inizio ero scettica, ora è diventato un punto fermo della mia settimana”. Un cambiamento descritto anche da Giuseppe Pagano: “Ti accorgi che il corpo può ancora fare molto, anche quando pensi il contrario. Respiro e movimento aiutano ad affrontare paura e fatica delle terapie. Non è solo esercizio fisico, è consapevolezza. Ti aiuta a vivere meglio ogni fase, prima, durante e dopo le cure. Esperienze come questa dovrebbero essere ovunque”.
Tra tappetini, respiri e progressi quotidiani, prende forma una sanità che affianca l’ascolto alla scienza. Una medicina che cura, accompagna e trova nel respiro – il gesto più naturale – una delle chiavi per restituire dignità, forza e speranza nella cura.
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