Quando la sanità non funziona: Perugia e Foligno, letti in corsia. “E un infermiere segue 12 pazienti”
Letti in corsia, la denuncia del sindacato
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Perugia, 11 aprile 2026 – Corridoi che diventano corsie di degenza. Eccola la fotografia di una situazione che, secondo il sindacato degli infermieri NurSind, si starebbe verificando con sempre maggiore frequenza all’interno dell’Azienda Ospedaliera di Perugia. Una denuncia formale, inviata al Difensore civico della Regione, riaccende i riflettori su un problema delicato: pazienti ricoverati sistemati nei corridoi dei reparti.
La segnalazione parla chiaro: non si tratterebbe di episodi isolati, ma di una pratica utilizzata per far fronte al sovraffollamento e alla carenza di posti letto.
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"Pazienti assistiti nei corridoi”
“Il giorno di Pasquetta in un reparto c’erano ben otto letti” racconta Marco Erozzardi, rappresentante di Nursind Umbria. Le degenze più problematiche sono quelle di Medicina Interna, Vascolare, Endocrinologia ma anche Gastroenterologia ha i suoi importanti problemi. “Ci sono reparti in cui ogni infermiere ha in carico in media 12 pazienti...” E secondo quanto riferito dal NurSind, i problemi principali sono a Perugia, ma anche Foligno spesso entra in sofferenza, mentre a Terni le cose vanno un po’ meglio. “I pazienti collocati nei corridoi vengono assistiti in spazi non pensati per la degenza. Ambienti di passaggio, attraversati da operatori sanitari, visitatori e altri degenti. In queste condizioni, garantire privacy e dignità diventa estremamente difficile: visite mediche, terapie e comunicazioni cliniche avverrebbero senza le necessarie tutele” aggiunge Erozzardi.
A preoccupare è anche il tema della sicurezza. I corridoi, infatti, sono spesso vie di fuga o spazi destinati al transito in caso di emergenza. La loro occupazione con letti e attrezzature potrebbe creare ostacoli e complicazioni in situazioni critiche. Inoltre, la gestione clinica dei pazienti in questi contesti risulta più complessa, con possibili ripercussioni sulla qualità dell’assistenza. Un altro punto evidenziato riguarda il rischio di infezioni. La permanenza in spazi promiscui e ad alto passaggio aumenterebbe le probabilità di contagio, con conseguenze non solo per i pazienti ma anche per l’intero sistema sanitario, chiamato poi a sostenere costi aggiuntivi per cure e degenze più lunghe.
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Famiglie in difficoltà
Ma cosa è successo al sistema organizzativo introdotto nel 2023 e pensato per migliorare la gestione dei ricoveri? “Gli ingressi, a parte i periodi dei picchi come può essere l’influenza o il caldo, non sono variati molto – spiega Erozzardi – Il nodo è quello delle uscite dei pazienti: spesso sono anziani, con patologie croniche e il raccordo con gli ospedali di Comunità non funziona al meglio. Oppure le famiglie non sono in grado di prendersi cura dei malati. Ecco perché si forma l’imbuto e i pazienti finiscono in corsia”. Da qui la richiesta al Difensore civico di verificare la situazione e valutare interventi che si sono già verificati in altre regioni.
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