Geometra morto dopo l’incidente in cantiere. Risarcimento di oltre un milione ai familiari
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Borghetto Vara, 14 aprile 2026 – Travolto da un grosso tubo metallico sradicato dall’escavatore, morì dopo tre anni di coma. Una tragedia enorme, quella che aveva colpito un uomo di 56 anni, all’epoca dei fatti tecnico di cantiere nell’ambito della realizzazione dei due nuovi ponti sul torrente Pogliaschina a Borghetto Vara, che per il tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha responsabilità civili precise: quelle di Anas e della ditta che aveva ottenuto l’appalto dei lavori, la Corbo Group, che sono state condannate in solido a risarcire con oltre un milione di euro i famigliari della vittima. L’episodio avvenne il 16 maggio del 2017.
La tragedia e i lavori sui ponti danneggiati
A quasi sei anni dalla tremenda alluvione che aveva devastato Borghetto Vara, nel greto del torrente Pogliaschina erano iniziati da qualche mese i lavori per la demolizione e la ricostruzione dei due ponti danneggiati dal maltempo. Il professionista, chiamato a supervisionare il cantiere, fu colpito da un tubo metallico sollevato da un’escavatrice durante le operazioni di scavo, riportando un severo trauma cranio-meningo-encefalico. Trasportato d’urgenza in elicottero al policlinico San Martino di Genova, fu sottoposto immediatamente a intervento neurochirurgico per la riduzione delle fratture craniche.
Il quadro neurologico e il decesso
Tuttavia, fin dall’inizio il quadro neurologico fu estremamente grave, con l’uomo che entrò in coma. Il decesso avvenne tre anni più tardi, nell’estate del 2020. Sulla vicenda, oltre al procedimento penale, venne instaurato dai famigliari dell’uomo un contenzioso civile al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Nei giorni scorsi la sentenza, con il giudice Maria Del Pret che ha condannato la committente dei lavori Anas, e l’impresa appaltatrice, Corbo Group. Facendo proprie le consulenze tecniche avviate in sede penale dalla Procura della Spezia, il tribunale casertano ha evidenziato che la Corbo Group non avrebbe “apprestato idonee misure di sicurezza. Il piano operativo per la sicurezza, è risultato carente nella valutazione del rischio sottoservizi e il ciglio dello scavo non era protetto. La colpa dei dipendenti ricade sulla società datrice. Il datore di lavoro non ha dimostrato di avere adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno”.
Le responsabilità di Anas
Anche la responsabilità di Anas, in qualità di committente dei lavori, per il giudice “non si esaurisce in un generico difetto di vigilanza, ma si concreta nella omessa verifica dell’idoneità tecnico organizzativa dell’impresa appaltatrice e, soprattutto, nella mancata attivazione di un efficace sistema di controllo sull’effettiva attuazione delle misure di sicurezza in cantiere. Tali omissioni hanno consentito il protrarsi di condizioni di rischio, che si pongono in rapporto causale diretto con l’evento lesivo”.
L'insufficienza della formazione
Nell’istruttoria del tribunale di Santa Maria Capua Vetere viene inoltre evidenziato come il geometra deceduto fosse stato assunto a tempo determinato e poi introdotto nel cantiere di Borghetto Vara in qualità di vice capocantiere dopo aver partecipato a un corso di formazione “di sole otto ore” che gli permise di ottenere l’attestato di ’preposto’. Secondo il giudice, l’impresa avrebbe avuto l’urgenza di sostituire il capo cantiere e perciò avrebbe “frettolosamente attribuito all’uomo un ruolo di grande responsabilità, la supervisione di lavori complessi di demolizione e ricostruzione di due ponti, senza che egli avesse esperienza pratica né formazione adeguata. Tale scelta rappresenta una grave negligenza.
Il geometra non aveva ricevuto una formazione adeguata e si trovò improvvisamente a svolgere mansioni nuove, tecniche e complesse per le quali non possedeva esperienza specifica, che un semplice corso di otto ore sicuramente non può attribuire”. Da qui la sentenza con cui il tribunale ha condannato Corbo e Anas in solido al pagamento di un risarcimento di 1.085.058 euro a favore di moglie, figlia, madre, sorella e fratello del 56enne. Il tribunale, accogliendo l’istanza della Corbo, ha poi condannato una compagnia di assicurazione a manlevare e tenere indenne l’impresa di quanto è tenuta a versare. A carico delle due società anche il pagamento delle spese legali.
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