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Batterio killer in clinica, muore dopo il ricovero a causa della Klebsiella: risarcita la famiglia

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03.03.2026

La corsia di un ospedale. Secondo il giudice, l’uomo avrebbe contratto la Klebsiella in clinica (Foto di repertorio)

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La Spezia, 3 marzo 2026 – Operato e dimesso dalla clinica, muore dopo aver contratto la Klebsiella. Una tragedia immane, quella di un 71enne residente in provincia, che per il tribunale ha una responsabilità precisa: quella dei sanitari della stessa clinica in cui l’uomo fu operato, la Humanitas di Rozzano, nel Milanese con il giudice Adriana Gherardi che ha condannato la società che gestisce l’istituto ospedaliero a risarcire la figlia e la compagna dell’uomo deceduto.

I fatti risalgono all’estate di cinque anni fa, quando l’uomo, affetto da carcinoma, viene ricoverato all’Istituto clinico Humanitas di Rozzano, per essere sottoposto, il giorno successivo, a un intervento chirurgico. L’operazione ha esito positivo, con il settantenne che, dimesso dall’ospedale dopo una decina di giorni, vi fa ritorno alla fine di luglio per effettuare una medicazione avanzata complessa. I problemi arrivano nei primi giorni del mese successivo quando le condizioni dell’uomo peggiorano tanto da rendere necessario il suo trasporto all’ospedale Sant’Andrea della Spezia. Qui, viene individuata immediatamente una sepsi causata da Klebsiella Pneumonie: l’uomo viene così ricoverato e sottoposto a terapia antibiotica, per poi essere trasferito venti giorni più tardi nell’allora reparto lungodegenti del San Nicolò di Levanto, dove muore.

La vicenda giudiziaria

Un decesso per il quale i parenti del settantenne chiedono immediatamente spiegazioni, ad Asl5 così come alla clinica Humanitas di Milano, fino ad arrivare a bussare al tribunale spezzino per chiedere – assistite dall’avvocato Andrea Frau – il risarcimento dei danni connessi alla perdita del proprio caro congiunto. Il giudice Gherardi, dopo aver nominato un collegio peritale con il compito di individuare non solo dove l’uomo avesse contratto il terribile batterio – molto aggressivo e resistente agli antibiotici – e le eventuali responsabilità dei medici, ha dato ragione ai parenti dell’uomo.

I periti, al termine delle verifiche, hanno sostenuto che “l’acquisizione della Klebsiella appare correlata con il ricovero” presso la clinica milanese, evidenziando come “il fatto che le procedure di sala operatoria siano state scrupolose e corrette non manleva la responsabilità della struttura nell’infezione del paziente che può essere intervenuta in qualsiasi fase del ricovero”, e sottolineando come “nell’operato delle strutture sanitarie spezzine non sono stati ravvisati profili di responsabilità professionale”. “La contrazione della grave infezione da Klebsiella pneumoniae durante il ricovero presso l’Istituto Clinico Humanitas di Milano lo ha sostanzialmente condotto al decesso” scrivono ancora i periti, con il giudice Gherardi che, accertata la sussistenza della responsabilità per colpa medica dei sanitari della Humanitas, ha condannato la società milanese al risarcimento di 146.223 euro a favore della figlia, e 208.359,2 euro alla compagna del settantenne, oltre al pagamento delle spese legali.

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