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Prof accoltellata in classe, la riflessione pedagogica forense dell'esperta Berardinetti

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30.03.2026

Mariana Berardinetti, pedagogista e criminologa

Pisa, 30 marzo 2026 - "Mercoledì 25 marzo alle 7:45 un ragazzo di tredici anni si presenta a scuola con pantaloni mimetici, una maglietta con la scritta “Vendetta” e uno smartphone agganciato al petto come un occhio che non vuole perdere nulla. Nello zaino, una pistola scacciacani e un coltello grande, seghettato, stile Rambo. Nel corridoio del secondo piano, davanti ad altri tre compagni, estrae la lama e colpisce la professoressa di francese, Chiara Mocchi, al collo e all’addome. Poi trasmette tutto in diretta su un canale Telegram privato. Poi prova a scappare". Comincia così la riflessione del magistrato Onorario di Sorveglianza e Criminologa Criminal Profiler attiva a Pisa, Mariana Berardinetti, sull'accoltellamento della professoressa di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. "Non è un gesto impulsivo. È un atto preparato, messo in scena, comunicato. Prima dell’aggressione, sul gruppo Telegram, il tredicenne aveva scritto quello che lui stesso chiama un “manifesto” (del quale però i suoi legali smentiscono l’attribuzione, ndr): un lungo messaggio in cui annunciava le sue intenzioni, parlava di ingiustizie subite, indicava la professoressa come bersaglio non casuale. E aggiungeva: “A tredici anni non posso finire in prigione". Un ragazzo che sa di non essere punibile non ha paura delle conseguenze. Ha paura di essere invisibile. Secondo le prime ricostruzioni, la scintilla potrebbe essere stata una nota disciplinare. Un compagno racconta che la professoressa l’avrebbe segnalato. Lui, nel suo manifesto, la accusa di........

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