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Chi è Fatima Sarnicola, la paladina dei figli adottati: “Un bambino non va salvato ma accolto, con tutto il suo passato”

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01.03.2026

Fatima con la sorella con cui è stata adottata. A destra, Fatima in occasione di un viaggio al Parlamento Europeo, dove ha portato la sua esperienza

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Aveva otto anni quando ha lasciato un orfanotrofio in Lituania per iniziare una nuova vita in Italia. Una bambina impaurita e malnutrita, senza un'infanzia ma con tutta la vita davanti da poter scrivere. Oggi Fatima Sarnicola di anni ne ha 27, si è recentemente trasferita a Torino, è una biologa, attivista e fondatrice di "Adopt Life", il primo giornale italiano dedicato all'adozione e all'affido. Con lei affrontiamo il delicato mondo dell'adozione senza filtri, scardinando i pregiudizi e la dannosa retorica del "salvataggio". Attraverso la sua personale storia di abbandono, difficoltà e rinascita, Fatima ci guida a comprendere una verità essenziale: adottare non significa esigere gratitudine, ma scegliere di accogliere un figlio prendendo per mano tutto il suo passato.

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Chi è oggi Fatima e come descriverebbe i suoi primissimi anni di vita?

"Oggi sono una ragazza normale, semplice, con sogni e ambizioni. Allo specchio vedo una ragazza determinata, testarda. Se mi collego alla mia storia, oggi sono una figlia, cosa che avevo smesso di essere dopo l’abbandono a due anni. Fino ad allora ho vissuto con mia mamma biologica in una situazione difficile, in una casa trascurata. Lei, per sopravvivere e per scelte personali che forse non capirò mai appieno, non faceva un lavoro dignitoso per una donna. Nonostante tutto le sono grata perché mi ha dato la vita e ha provato a tenermi: noi siamo quasi 15 fratelli, alcuni dei quali abbandonati da subito, come la mia sorella biologica lasciata in ospedale. Spesso mia madre non tornava a casa e una vicina si prendeva cura di me. È stata proprio lei a segnalarmi ai servizi sociali. Ricordo il giorno in cui mi portarono via: piangevo tantissimo, guardavo fuori dalla finestra e mia mamma, in quel momento, non si girò verso di me".

Cosa ricorda del periodo trascorso nei vari istituti in Lituania? "Fino ai 4-5 anni sono stata in un brefotrofio. Di quel posto ricordo solo una visita di mia madre biologica in cui mi portò delle caramelle. Ho una foto di quel giorno: lei aveva i capelli corti, ricci e castani, io ero biondissima e liscia (ho poi scoperto che il biondo l'ho preso dal mio papà finlandese). Poi mi hanno spostata in un orfanotrofio dove sono rimasta fino ai miei 8 anni, e lì ho tantissimi ricordi. All'improvviso fui messa in camera con ragazze più grandi, adolescenti. Una aveva 17 anni e fu cacciata perché incinta. Non avevo un buon rapporto con loro, mi trattavano molto male. L'unico che si prendeva cura di me era un bambino di nome Mantas, con cui ero invece molto legata. Andavamo a scuola a piedi da soli, attraversando un bosco e un ponte su un fiumiciattolo, senza le tutrici ad accompagnarci. Anche qui noi orfani eravamo trattati diversamente: non potevamo mangiare alla mensa con gli altri, se vincevo una gara non mi davano la coppa. Ma la differenza più grande era che, al suono della........

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