menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Pisa, tre "imbarcate" in poche settimane. Cambiare rotta serve anche al... domani

6 0
yesterday

Inter, Juventus e Como: un tris di goleade da fine gennaio ad oggi. Occorre un cambio di passo anche per un futuro sportivo più "sereno"

Articolo: ll meteo pazzo dell’estate. “Il mare si mangia la spiaggia, i piccoli bagni scompariranno”

Articolo: Mareggiate e sassini: "Disastro annunciato". Appello ad agire subito con i ‘tetrapodi’

Articolo: Il battello "Andrea da Pontedera" tirato a lucido è pronto a salpare

Iniziano a essere troppe le batoste. E questo è un segnale preoccupante. Nell’agenda di frasi fatte – nel racconto di questa stagione del Pisa – possiamo iniziare a cancellare la seguente: "Le sconfitte sono arrivate lottando sempre fino all’ultimo". Sì, perché se pur vero che una sconfitta al "Sinigaglia" contro il Como, al momento la squadra più in forma d’Italia, era pronosticabile per il Pisa, un ko per cinque a zero, una lezione di calcio impartita dal settimo minuto e persistita fino al triplice fischio, rappresenta una disfatta che va oltre il divario tecnico tra le due squadre. Come si suol dire in questi casi, il Pisa ha mollato, uscendo mentalmente dal campo ben prima della fine della partita.

Errori concettuali, disattenzioni, come quelli che hanno portato alle prime due reti della squadra di Fabregas, che anche Hiljemark ha definito "regalati". A preoccupare, soprattutto, è che questa disfatta arriva a due settimane da un’altra, dall’ultima partita in trasferta prima di quella in Lombardia, il 4-0 incassato nella Juventus di fatto nel secondo tempo, scatenando lo sfogo divenuto poi manifesto da parte di Arturo Calabresi nel post-partita. 9-0. Questo il computo totale delle ultime due trasferte. Due cosiddette "imbarcate" che si susseguono, dopo che nelle precedenti ventisette partite sconfitte così pesanti si erano presentate solo due volte: il 4-0 di Bologna del 5 ottobre, quando il Pisa giocò dal 36esimo minuto in dieci dopo l’espulsione di Touré, e il 6-2 dell’Inter di fine gennaio.

Potreste pensare che sì, perdere 1-0 o farlo 15-0 alla fine cambia poco: sempre zero punti sono. E invece, soprattutto in un momento così, per il Pisa è fondamentale smettere di prendere simili "sberle". Perché? Appurato che la salvezza da traguardo si sta tramutando in miraggio, è imperativo chiudere al meglio il campionato per ripartire con il piede giusto in Serie B. E non sono parole mie queste, bensì di capitan Caracciolo una settimana fa, dopo la vittoria contro il Cagliari: "Dobbiamo giocare per l’orgoglio. Dobbiamo dare tutto ciò che abbiamo e onorare la maglia. Sperare non costa nulla, sappiamo che è difficile, abbiamo perso tante partite. Dobbiamo solo lottare e finire bene, con un atteggiamento positivo. Cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno e fare il miracolo, ma se non succede dobbiamo partire col piede giusto, e ciò sarà più semplice chiudendo bene".

Chiudere bene avrebbe un impatto non solo nell’immediato presente, ma anche sul futuro. Chiudere bene darebbe fiducia e garanzia, sia di squadra che per quanto riguarda una guida tecnica. Viceversa, chiudere con altri disastri non ri-presenterebbe il Pisa alla B come una retrocessa vogliosa di ritornare, bensì come una meteora adesso ricca di incognite per il futuro. Saranno partite molto delicate le prossime….

© Riproduzione riservata


© La Nazione