Medio Oriente in fiamme. Pierucci, Rcr Cristalleria: "Tutelare il made in Italy"
La risposta dell’azienda di Colle alle difficoltà dell’economia internazionale "Industria italiana del vetro top in Europa. Nessuno può copiare la passione".
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In un contesto economico complesso per l’industria europea, il made in Italy continua a rappresentare un’eccellenza riconosciuta, ma esposta a sfide strutturali: ne parliamo con Roberto Pierucci, vertice di Rcr Cristalleria.
Dottor Pierucci, come stanno reagendo le aziende italiane alla crisi economica attuale?
"Anche noi in Rcr abbiamo reagito agli aumenti dei costi con una migliore efficienza produttiva, alla perdita di potere d’acquisto con soluzioni di welfare, alla paura giornaliera di perdere gli equilibri di gestione con strategie che puntassero a gestire il disequilibrio strutturale che l’economia mondiale ha raggiunto. Ma questo non basta più".
Il made in Italy continua però a essere un punto di forza.
"In un mondo segnato da crisi e stagflazione, il nostro export ci rende il quarto esportatore mondiale, con una crescita superiore alla media europea. È il valore inestimabile del ’fatto in Italia’".
Eppure emergono criticità importanti nel sistema Paese…
"Sì, perché il made in Italy per imporsi all’estero deve essere forte anche in casa propria. Non può esistere italianità senza Italia. E invece abbiamo stipendi tra i più bassi d’Europa, una tassazione elevata e costi energetici tra i più alti. Il commercio interno è in sofferenza: nel 2025, per tre negozi che chiudono, ne apre solo uno".
Quanto pesa questa situazione sugli imprenditori?
"Molto. Assistiamo a una vera desertificazione commerciale, mentre agli imprenditori viene lasciata la responsabilità di mantenere l’eccellenza italiana. Ma la bravura da sola non basta: serve un sistema politico che sostenga concretamente le imprese".
Il sostegno istituzionale è quindi insufficiente?
"È stato creato un ministero del made in Italy con oltre 1.800 dipendenti, ma se l’iniziativa principale resta la Festa del made in Italy il 15 aprile, la sensazione è di solitudine. Servono azioni concrete per salvaguardare il futuro economico".
Quali le priorità per il sistema industriale italiano?
"Dobbiamo mantenere la proprietà delle aziende strategiche. Oggi il 33% del made in Italy industriale è in mano a capitali stranieri, che diventano il 60% nell’high tech. Solo nell’ultimo anno 429 aziende sono passate a proprietà estera: in caso di crisi, chi investe dall’estero difenderà il proprio territorio, non l’Italia".
E sul fronte della competitività internazionale?
"Serve tutela dei mercati esistenti e apertura di nuovi. Inoltre dobbiamo recuperare competitività interna, persa per infrastrutture obsolete, burocrazia e costi insostenibili di energia e materie prime".
Il tema dei talenti è spesso al centro del dibattito…
"Negli ultimi dieci anni oltre un milione di italiani è emigrato: oggi uno su nove vive all’estero. Un quarto sono laureati in discipline scientifiche e tecnologiche. È un impoverimento enorme per il futuro del Paese".
Nonostante tutto, continuate a investire nel made in Italy…
"Crediamo nel made in Italy e lo difendiamo ogni giorno con innovazione, storytelling della nostra identità ed efficienza. L’industria italiana del vetro è la prima in Europa. La proteggiamo con ciò che nessuno potrà mai copiarci: la passione".
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