La Signora della Storia: "Una congiura fra spie e re"
Patrizia Debicke van der Noot
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Pagina che sfogli, complotto che trovi. Siamo nel 1700 e di nuovo sotto il sole c’è ben poco. Oggi come allora, sempre un "mondo impegnato a farsi del male in ogni modo". Ma almeno qui è finzione, almeno qui è trama avvincente, colpi di scena, assaggi di vita settecentesca tra sfarzi, balli di corte e intrighi, libro da leggere tutto d’un fiato. È "L’enigma del Fante di cuori" (AliRibelli, 2025) di Patrizia Debicke van der Noot, nata a Firenze, e Alessandra Ruspoli, protagoniste al Museo di San Salvatore a Pistoia domani alle 18 (con Giuseppe Previti e Maurizio Gori di Giallo Pistoia).
Intreccio da moderna spy story, il romanzo attinge alla storia assegnando a quattro immaginari capi di una congiura altrettante carte da gioco. Sarà, lo suggerisce il titolo, il Fante di cuori la minaccia più temibile alla stabilità del trono di Giorgio I.
Com’è stato scrivere a quattro mani?
"Avevamo parlato della possibilità di scrivere insieme durante il Covid. Il patto era, mi disse Alessandra, che non si scrivesse della ‘mia epoca’. Io per tutti sono ‘quella del Cinquecento’. È stato un azzardo, una domestica guerra al coltello, ma alla fine un gioco che ha generato una storia gialla a sfumature rosa – poche –, che crediamo piacevole. Siamo nel 1700, in Inghilterra, con la morte della regina Anna e l’arrivo degli Hannover. Raccontiamo una storia vera, tra congiure e relativi congiurati, i fanti delle carte. Col misterioso protagonista la cui identità sarà ignota fino all’ultimo. Tra Spagna, Francia e Italia".
Ricorrono descrizioni della quotidianità di quei tempi. Scelta precisa o esercizio di stile?
"I libri che scrivo sono molto veloci. I dettagli ci sono sì, ma si nascondono ostinatamente. Li scopri mentre sfogli, emergono senza appesantire la narrazione. Consentono, semmai, di viaggiare nelle corti di allora. È una cornice, che vuole contribuire a far volare la lettura".
Quanto è faticoso essere fedeli alla storia?
"Amo la storia, mi diverte. Mi piace ricercare e inserire quella minuzia che finisce per confondersi naturalmente col resto. Poi con Alessandra ci siamo concentrate sul fatto che la trama fosse piacevole e scorrevole".
Marzo mese della donna: preferisce scrivere di eroi o di eroine?
"In ogni singolo romanzo che ho scritto le figure femminili risultano decisive, importanti, direi cruciali seppur non protagoniste. Sicuramente vitali ed energiche. Nel bene e nel male. In generale uso semplicemente i personaggi che più sono utili e coerenti con la mia storia".
Quali donne del passato meriterebbero una nuova narrazione?
"Penso a Caterina de’ Medici, di cui si è scritto tanto, ma ci sono aspetti della sua vita che meritano di essere indagati. Mi riferisco alla sua infanzia-giovinezza. Vive prigioniera della repubblica fiorentina e finge di volersi far monaca pur di salvarsi. E ci riuscirà, grazie alle suore".
Un libro che avrebbe voluto esser lei a scrivere?
Prossima uscita in libreria?
"Ad aprile, ’L’inglese di Tiziano’. Torno al 1500 stavolta".
E con sua figlia Alessandra?
"Un sequel de ‘Il fante di cuori’. Sarà ambientato cinque anni dopo, con personaggi in qualche modo invertiti, ma sempre col tema della congiura. Dovrebbe intitolarsi ‘Il menestrello di Notre-Dame’ e uscire non prima del 2027".
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