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Il cuore grande di Martina, “taglio i capelli anche a chi non può pagare”

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29.03.2026

Martina Marrocchi, 43 anni, senese della Torre, tende la mano a chi ha bisogno

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Siena, 29 marzo 2026 – “So che ci sono persone che mi leggono, che sicuramente hanno bisogno ma non chiedono. O persone che conoscono chi ha necessità di aiuto. Io posso tagliare i capelli a chi non ha possibilità perché deve tirare a campare. Scrivetemi”. Martina Marrocchi, 43 anni, senese della Torre, usa parole che toccano il cuore. E sollevano il velo sulle asperità della vita, per molti che sovente restano invisibili. Martina ha iniziato questa missione di solidarietà, tendendo la mano ai più fragili, quando aveva ancora l’attività in via dei Rossi, fra il 2016 e iol 2017.

Perché è stato necessario ripetere l’appello?

“Magari le cose vengono dette, però si perdono nel tempo. E poi mi sono resa conto che le persone che hanno realmente bisogno aumentano ma tante non vengono solo perché hanno vergogna a chiamare o a presentarsi. Eppure le difficoltà sono sempre maggiori. Lo intuisco dal fatto che alcune persone che vedevo adesso vengono di rado”.

C’è qualcuno che invece di bisogno ne ha meno ma non si fa scrupoli, approfittando della sua disponibilità?

“Capita. Con il tempo però si impara a riconoscerli”.

Con chi sta lavorando adesso Martina?

“Con l’Auser e con la Caritas. Con i primi ho stretto una convenzione per cui vado direttamente a casa delle persone, se necessario. Perché magari si sono fratturate una gamba, un braccio. Non possono muoversi. Naturalmente il compenso è basso, per chi non ha molte possibilità. Alla Caritas e alla San Vincenzo dei Paoli vado invece gratis”.

Una mano tesa anche ai migranti?

“Mi chiamano quando hanno bisogno, è successo anche con i pakistani. Vado nelle stanze della Caritas”.

Cosa prova Martina svolgendo questo servizio?

“Lo faccio perché mi rendo conto che potrebbe accadere a chiunque, anche a me. Non si sa mai come va la vita. Se succedesse mi piacerebbe la mano tesa di qualcuno. Sarebbe bello che si creasse una rete per le persone che non hanno possibilità”.

Fra i clienti, diciamo così, fragili ci sono più donne o uomini?

“Anche uomini. Le donne spesso riescono a trovare piccoli lavori, rispetto a questi ultimi”.

Più stranieri o anche italiani?

“Anche italiani, però meno. Il motivo? Credo che si vergognino maggiormente, sebbene non ci sia motivo”.

Le clienti standard cosa pensano della sua missione?

“C’è chi è contento, gli piace avere a che fare con chi si occupa anche di queste cose. C’è chi invece si preoccupa che non utilizzi gli stessi strumenti di lavoro per i bisognosi e per loro ma sono pochi”.

Proviamo a lanciare un appello alle persone fragili che, magari, hanno remore a bussare alla porta di Martina.

“Non c’è nessuna vergogna. Se esiste un bisogno possono contattarmi, io ci sono”.

Disponibile anche ad andare a domicilio?

“Troviamo il modo per poterlo fare”.

Qualche persona che non poteva pagare e ha usufruito del servizio ha compiuto un gesto o le ha fatto un ‘regalo’ che porta nel cuore?

“Fanno quello che possono. Un signore che sapeva che mi piaceva il tè e me lo portava. Oppure quando vengono al salone e taglio loro i capelli mi rimettono in ordine il posto di lavoro. Sono riconoscenti. C’è stato in passato anche un signore anziano, adesso non c’è più, che mi invitò a pranzo fuori da Babazuf in Pantaneto”.

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