Giovanna Botteri: “Diplomazia via maestra per la convivenza”
Giovanna Botteri (Ansa)
Articolo: Il rettore Zucchi e la lezione di Francesco: “Fede nei propri ideali”
Pisa, 5 marzo 2026 – “La crisi mediorientale è estremamente pericolosa e potenzialmente deflagrante. All’interno della regione sta avvenendo una rivoluzione epocale, uno spostamento dell’asse di potere che passa tutto nelle mani dei sauditi e degli emirati, a cui evidentemente Israele crede. Per il mondo islamico significa la distruzione dell’Islam sciita incarnato da Iran, Hezbollah e Houthi: un azzardo che non tiene conto delle tensioni che ha in seno”. In ballo non c’è solo la tenuta del regime degli ayatollah, ma il dissesto di un’intera regione secondo l’analisi della giornalista Giovanna Botteri, che ha raccontato alcuni dei più complessi scenari geopolitici degli ultimi decenni, oggi ospite dell’incontro “San Francesco d’Assisi e la costruzione della pace”.
Botteri, che cosa pensa dell’operazione in Iran?
“L’obiettivo non è ristabilire la democrazia né appoggiare la rivolta delle ragazze e dei ragazzi iraniani. Si tratta di un’operazione militare di strategia geopolitica che prescinde volutamente dalla realtà iraniana. La lezione che ci arriva da Afghanistan, Iraq e Libia è molto chiara: la democrazia non si esporta e quando si compiono questi tentativi è una catastrofe assoluta”.
I motivi dell’attacco?
“Netanyahu vuole rimuovere quella che da trent’anni è la più grande minaccia alla sicurezza e alla vita di Israele, mentre gli Stati Uniti hanno addotto il timore di un attacco nucleare senza pezze d’appoggio”.
Il regime degli ayatollah si trova con le spalle al muro?
“L’Iran è fortemente indebolito ed è rimasto isolato perché da un lato la Russia non è più in grado di supportarlo dopo quattro anni di guerra in Ucraina, dall’altro Hamas a Gaza è stato distrutto, Hezbollah indebolito, e gli Houthi nello Yemen hanno un problema di sopravvivenza. D’altro canto, il regime iraniano possiede una struttura molto resistente e Khamenei aveva preparato da tempo la sua successione. Per abbatterlo è inevitabile l’uso di truppe di terra come in Afghanistan e Iraq”.
Una parte dei fuoriusciti iraniani spera che il primogenito dello scià, Reza Pahlavi, prenda le redini del Paese…
“Non può funzionare, perché gli iraniani hanno fatto una rivoluzione e sono morti per cacciare lo scià e non accetteranno suo figlio che vive all’estero e per loro rappresenta poco o niente”.
Il conflitto si è propagato in altri Paesi e l’Iran ha messo in guardia l’Europa. Rischiamo un’ulteriore escalation?
“L’Europa è divisa, non sa se deve difendersi o piegarsi, ma nonostante tutto è ancora un baluardo della democrazia e deve ritrovare un’unica propria voce. È necessario che mantenga i nervi saldi perché questo conflitto non si trasformi in una sorta di terza guerra mondiale”.
Come costruire la pace?
“Credo che l’unica strada percorribile sia un’operazione diplomatica”.
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