I medici di famiglia sono sempre meno: “Un lavoro che ai giovani non piace più”
Medici di famiglia, in Toscana ne servono quasi 400 in più
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Firenze, 18 marzo 2026 – La crisi dei medici di famiglia è sempre più al centro del dibattito. L’ultimo report della Fondazione Gimbe mostra un verdetto implacabile: in Italia ne mancano oltre 5.700 e sempre più cittadini fanno fatica a trovare un medico vicino a casa. Un problema non più episodico ma strutturale e che arriva proprio mentre il sistema sanitario prova a ridisegnare l’assistenza territoriale puntando sulle case di comunità, chiamate nelle intenzioni a garantire prossimità delle cure e a ridurre la pressione sui pronto soccorso.
Ne servono quasi 400 in più
Dentro questo scenario, la Toscana si muove su un crinale tutt’altro che rassicurante. I numeri raccontano una tendenza già in atto: entro il 2028 saranno 466 i medici di medicina generale che raggiungeranno l’età pensionabile, mentre già oggi, secondo le stime Gimbe, ne mancano 394 per garantire un equilibrio adeguato tra domanda e offerta. Nel frattempo cresce anche il carico di lavoro: ogni medico ha in media 1.413 assistiti, sopra la media nazionale, in un contesto in cui il parametro ottimale è fissato a 1.200 pazienti per professionista. E negli ultimi cinque anni il numero dei medici è diminuito del 15,5%, più della media italiana.
Il rapporto tra domanda e offerta
Una fotografia che, però, va letta anche alla luce di come questi numeri vengono costruiti e interpretati sul territorio. “La carenza c’è ed è un problema importante a livello nazionale – spiega Niccolò Biancalani, segretario regionale della Fimmg – ma la Toscana si difende ancora abbastanza bene”. Secondo il sindacato, infatti, il fabbisogno reale sarebbe più contenuto rispetto alla stima Gimbe, perché calcolato su un parametro diverso: “Il rapporto ottimale qui è di 1.300 assistiti per medico, non 1.200. Questo significa che la carenza effettiva è più vicina a 100-150 medici”.
Tra aprile e maggio l’ingresso di nuovi medici
Un quadro che potrebbe migliorare già nei prossimi mesi: tra aprile e maggio è previsto l’ingresso in servizio di alcune centinaia di nuovi medici, circa 200-300, destinati a rafforzare la rete territoriale. Ma anche questo, avverte Biancalani, non basta a risolvere il problema alla radice. “Il nodo vero è rendere di nuovo attrattiva la medicina generale: serve incentivare il lavoro in associazione, investire su infermieri e personale di supporto, ridurre la burocrazia e costruire équipe che aiutino i professionisti”.
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E’ una chiave di lettura che si lega direttamente al futuro della riforma territoriale. Perché le case di comunità, oltre a essere strutture fisiche, rappresentano proprio il tentativo di concentrare più competenze nello stesso luogo: “Possono essere una risposta – spiega – perché permettono di far lavorare insieme più professionisti e di alleggerire il carico organizzativo e burocratico”
La popolazione invecchia
Resta però il dato di fondo: il sistema si trova stretto tra bisogni crescenti e risorse professionali insufficienti. Anche perché il quadro demografico spinge nella direzione opposta: la popolazione invecchia, aumentano le patologie croniche e la gestione dei pazienti è sempre più complessa. In queste condizioni, l’aumento del numero di assistiti per medico non è solo un dato statistico ma si traduce in meno tempo per ogni paziente, maggiore difficoltà di accesso e, inevitabilmente, in una pressione crescente su tutto il sistema.
I partecipanti al corso di formazione in medicina generale
Il paradosso è che, almeno sulla carta, qualche segnale positivo c’è. Nel 2025, in Toscana, il numero dei partecipanti al corso di formazione in medicina generale è stato pari ai posti disponibili. Ma non basta a colmare il divario: a livello nazionale le borse di studio sono diminuite negli ultimi anni, una quota significativa degli iscritti non conclude il percorso e, soprattutto, la professione ha perso attrattività. Il risultato è che il ricambio generazionale non riesce a tenere il passo con i pensionamenti. Un numero crescente di giovani medici preferisce lavorare privatamente.
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La riforma della medicina territoriale
E’ qui che il tema impatta con la riforma della medicina territoriale. Perché senza medici di famiglia, le case di comunità rischiano di restare un’infrastruttura incompleta: spazi e modelli organizzativi senza le figure professionali necessarie a farli funzionare. Il punto, allora, non è solo quanti medici mancano oggi, ma se il sistema sarà in grado di reggere nei prossimi anni. Senza una programmazione più efficace e senza interventi capaci di rendere nuovamente attrattiva la medicina generale, il rischio è che il divario si allarghi ulteriormente.
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