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Pontello: sogni, ricordi e nostalgia Fiorentina. “Che rimpianto lo scudetto dell’82. Baggio fu una cessione inevitabile”

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17.08.2026

Ranieri Pontello insieme a Giancarlo De Sisti (foto Germogli)

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Firenze, 17 agosto 2026 – Presidente Ranieri Pontello, facciamo un salto indietro nel tempo. Se chiude gli occhi e torna alla prima domenica di campionato della stagione 1981-1982, qual è la prima immagine, il primo suono o la prima sensazione che le torna in mente del Comunale di Firenze?

“L’entusiasmo della gente. Incredibile. Fui convinto sin da subito che la squadra fosse forte. Avevamo grandi attese e la speranza che non si ripetesse l’ultima partita del campionato precedente (coppa Uefa sfiorata, ndr). Col senno di poi…”.

Quando la sua famiglia rilevò la Fiorentina nel 1980, l’impatto con la piazza fu immediato, a partire dall’introduzione del controverso ’Giglio alabardato’. C’era la volontà precisa di rompere con il passato o di trasformare la società secondo un modello manageriale più moderno per l’epoca?

“Ritenevamo che la società dovesse essere gestita in modo manageriale e il marketing dovesse fare la sua parte. Fu una rivoluzione, ma fummo ricevemmo il Premio Sport e Sponsor che allora aveva un suo valore. Come la nostra scelta così moderna, magari non capita”.

La stagione 1981-82 resta una ferita aperta nella storia viola. A distanza di decenni, come ricorda quell’ultima giornata tra il gol annullato a Graziani a Cagliari e il rigore di Catanzaro?

“Dire con dispiacere è un eufemismo, eravamo forti. Diciamo che qualcosa c’è stato, forse non si poteva giocare uno spareggio per lo scudetto, c’era il Mondiale…”.

In quella stessa stagione ci fu il drammatico infortunio di Giancarlo Antognoni contro il Genoa. Come visse da presidente quei momenti in cui si temette per la vita del capitano?

“Malissimo. Antognoni era già nel cuore di tutti e lo era........

© La Nazione