Vigili, altre 4 morti sospette. Negata la causa di servizio per i rischi legati al cancro. I figli: “Non ci arrendiamo”
Matteo Ralli e il figlio di un altro pompiere morto per glioblastoma. Le vittime furono: Antonio Ralli, Maurizio Ponti e Mario Marraghini
Articolo: Vigili del fuoco e tumori, l’ora della verità. Pronti gli screening sul giallo Pfas. Nessun altro positivo in città
Articolo: Violenze in famiglia: “Picchia la figlia”. Mestoli e mazze tra le mura di casa
Articolo: "Vigili, andremo fino in fondo". Il Governo incontra le famiglie. In arrivo mezzi e personale
Arezzo, 24 marzo 2026 – “La prima causa di servizio, quella per Marraghini, era stata rifiutata poco prima che noi ci recassimo a La Spezia per presentare la documentazione alla Commissione medica ospedaliera. Non ci aspettavamo niente di diverso per noi”. Matteo Ralli, figlio di Antonio Ralli, uno dei tre vigili del fuoco morti di glioblastoma di IV grado, racconta la vicenda che ha travolto la sua famiglia. Con Maurizio Ponti e Mario Marraghini, Antonio ha condiviso un destino tragico e improvviso, e la battaglia per il riconoscimento della causa di servizio si è rivelata più complessa di quanto si potesse immaginare.
Matteo non nasconde il disappunto: “La Commissione ha riconosciuto l’insistenza degli studi internazionali sulla cancerogenicità delle sostanze a cui i vigili sono esposti, ma ha negato il nesso causale diretto. Per loro non ci sono prove certe. È come se la perdita dei nostri genitori fosse considerata una fatalità”. Sui social, Matteo ha espresso il suo dispiacere: “Mi rifiutano la causa di servizio perché gli studi epidemiologici non sono stati avviati; una decisione traballante che scarica sui familiari il peso della prova scientifica”. L’angoscia dei familiari si intreccia con la complessità burocratica. “Abbiamo 70 giorni per fare ricorso al Tar. Vorremmo procedere insieme agli altri due familiari, ma i tempi stringono e ci sono costi e modalità da valutare. È una scelta non semplice, ma necessaria”, racconta Matteo. La priorità, aggiunge, è proteggere chi oggi lavora: “Non vogliamo che altri pompieri affrontino lo stesso rischio senza tutele”.
Il contesto scientifico, spiega il figlio di Antonio, è frammentato. “Per quanto riguarda lo screening, i cui risultati sarebbero dovuti arrivare a marzo, non è epidemiologico, è osservazionale. Gli studi promessi dal Ministero, che avrebbero dovuto dare un quadro nazionale sui tumori dei vigili del fuoco, tardano a uscire e contengono solo dati parziali. Senza dati completi, è difficile dimostrare il nesso tra lavoro e malattia, eppure sappiamo che l’esposizione esiste, è reale”.
Alla notizia è scattata la reazione della Cgil, rappresentati da Gabriella Petteruti e Giancarlo Gori, che sottolineano l’inaccettabilità del rigetto: “Lo Stato nega la causa di servizio sostenendo l’assenza di studi, ma è lo Stato stesso che dovrebbe promuoverli. Il sacrificio di chi difende la collettività non può diventare un dato statistico”. Petteruti e Gori chiedono biomonitoraggio e campionamenti ambientali sistematici per accertare la presenza di sostanze tossiche come i PFAS nei vigili del fuoco, mezzi e dispositivi di protezione, strumenti essenziali per costruire una prova scientifica solida. Matteo Ralli chiude con un appello: “Non vogliamo vendetta, vogliamo verità e prevenzione. Questa vicenda riguarda nostro padre, ma riguarda tutti i vigili del fuoco d’Italia. Le loro vite e la loro salute non possono essere ignorate. È un diritto, non un favore”.
Tra dolore e burocrazia, tra speranza e ostacoli, la famiglia Ralli prosegue la sua battaglia. Non è solo una questione di giustizia per Antonio, Maurizio e Mario: è un richiamo alla responsabilità dello Stato verso chi rischia la vita per proteggere la collettività. E Matteo, con determinazione, promette di non fermarsi finché il sacrificio dei loro padri non avrà trovato il giusto riconoscimento.
© Riproduzione riservata
