Olè, il Ciclone torna in colonica. Cin cin a Laterina con Pieraccioni: “30 anni di ricordi belli, festeggiamo insieme”
Le ballerine spagnole a passo di flamenco con la sorella di Levante (Pieraccioni), Selvaggia (Barbara Enrichi) ne “Il Ciclone"
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Arezzo, 19 aprile 2026 – “Allora: 30 anni del Ciclone! Grazie per tutti gli inviti che mi arrivano, ho deciso di concentrarli tutti il 16 maggio a Laterina che è stata una delle location. Ci si vede tutti lì e si brinda col ramato!”. E giù con la schitarrata d’ordinanza che non appena il timpano ode “The Rhythm is Magic” di Marie Claire D’Ubaldo la macchina del tempo s’aziona per un ritorno al futuro nel ’96.
La location diventa icona
Leonardo Pieraccioni va oltre, non si limita al viaggio amarcord postando sui social un frame di Levante, il sè giovincello nei panni del ragioniere folgorato dalla ballerina di flamenco Caterina De Cantar (alias Lorenza Forteza), ma snocciola aneddoti su aneddoti di un film passato alla storia della comicità all’italiana, alla toscana, all’aretina. Perché lo sanno anche i muri che la pellicola è stata girata trent’anni fa nel cuore del Valdarno. La colonica della famiglia Quarini sulla collina che domina la Valle dell’Arno, col suo loggiato dove avvengono le cene all’aperto e dove il rintocco della campana scandisce la vita dei protagonisti? A Poggio Giugnano, casale della Giuncaia. Levante che si ferma col suo motorino - Motobécane 40VL Mobymatic, per inciso - e scambia battute coi paesani? Piazza della Chiesa, Laterina. Levante che si sfoga fisso con l’amico Nicasio? Al tabaccaio-bar di Laterina. “Che ce l’hai un gratta e vinci?”, altra scena iconica, girata nell’Arezzo profonda, nel Casentino, a Stia, in piazza Tanucci.
Il Ciclone compie 30 anni. Pieraccioni: “Venite a Laterina, si brinda col ramato… olè”
“È stato un film pieno di ricordi belli - racconta Pieraccioni -, scritto con Giovanni Veronesi in un mese mentre Rita Cecchi Gori chiedeva “a che punto siete?”, noi avevamo finito ma si diceva “a metà!”. E lei: “Già a metà? Ma non siete troppo veloci?”. Poi, una ricerca lunghissima per la protagonista: un giorno mi apparve Lorena Forteza in foto su una locandina ad un’edicola, io l’avevo già provinata ma continuavo la ricerca, ma dalla foto di quella locandina lei mi guardava proprio come dire: “Ma cosa cerchi ancora, bischeros!”. Smisi immediatamente di cercare. Un film per il quale qualcuno mi dice “grazie, se lo riguardo per quell’ora e mezza mi cambia l’umore”. Non esiste complimento più bello per me”.
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La voce di Mario Monicelli
E ancora, indimenticabili gli sketch esilaranti in cui Pieraccioni passa in bicicletta davanti alla leopoldina chiamando a squarciagola Gino che non appare mai in video, ma la cui voce appartiene all’indimenticabile Mario Monicelli. Al quale, rivela Pieraccioni col senno di poi, “chiesi di fare la voce del nonno. Mi disse “fammelo vedere prima, non sono sicuro di saperla fare questa voce”. Era chiaro che voleva capire invece com’era il film! Vittorio Cecchi Gori ci organizzò una proiezione privata, eravamo in tre, io, Monicelli e chiamai anche i’ Conti! Monicelli si mette a sedere e a noi d’istinto ci viene di non metterci a sedere proprio accanto a lui ma a due sedie di distanza per rispetto. Monicelli dopo la proiezione disse “vabbene dai, facciamola questa voce del nonno” e per me quello fu il più bel premio di tutti”.
Insomma, chiosa Pieraccioni, “ci si vede il 16 Maggio che devo ringraziarvi di tutto il bene che dopo 30 anni volete ancora a questo film… oleeè! Ah, dimenticavo: dopo il successo del film, chiesi a Calosci (all’epoca organizzatore generale) di rintracciarmi il mitico motorino che era stato riportato in un magazzino e che avrei voluto tenermi per ricordo. Dopo qualche giorno mi chiamó per dirmi “è sparito” io chiedo “rubato?” “No, sparito!”. Mi piacque pensare che era scappato dal magazzino alla ricerca delle ballerine di Flamenco”.
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