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Una lunga storia d’amore, la Firenze di Gino Paoli. “Al Gala’s serate magiche” /

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25.03.2026

Paoli in una delle serate passata al club Gala’s in via dei Pandolfini

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Firenze, 25 marzo 2026 – “Ho perso un caro e grande amico con il quale ho passato anni indimenticabili. In particolare quelli vissuti a Firenze”. Gianni Mercatali, grande organizzatore di eventi è stato anche gestore di locali non solo in città ma anche nel resto d’Italia e ha lavorato a lungo anche a Montecarlo.

A Gino Paoli – morto ieri mattina a 91 anni, era nato a Monfalcone il 23 settembre 1934 – ha legato un’amicizia vera e la mente non può non tornare al 1974 quando Paoli e Mercatali decidono di far tornare a nuova vita quello che era il Gala’s, nella centralissima via Pandolfini 34 a pochi metri da piazza della Signoria.

Tantissimi i brani celebri di Paoli, tra cui le universalmente note “Il cielo in una stanza” e “Sapore di sale”. Figura centrale della cosiddetta “scuola genovese”, accanto ad artisti come Tenco e De André, ha contribuito a rinnovare la canzone d’autore

Mercatali, tutto era nato poco prima all’Arcadia, storico locale fiorentino che raggiunse un successo strepitoso...

“Gino venne a vedere il locale, si mise al piano e suonò per 3 ore. Dovemmo dirgli che iniziava la serata di cabaret per farlo smettere. Tra noi ci fu subito empatia. Prese informazioni su di me e mi disse che avrebbe aperto volentieri un locale. Scegliemmo il Gala’s perché il povero Galardini era mancato in pochi mesi. Firmammo un affitto d’azienda io, Gino e la terza socia che era l’antiquaria Chiara Curradi. Nacque il Gala Club che era minuscolo ma straordinario. Un locale fuori dagli schemi per quei tempi”

“Per entrare i soci avevano la chiave, non c’erano insegne e i non soci suonavano il campanello. Se c’era posto entravano, altrimenti no. Il ristorante aveva solo 4 tavoli da 4 posti, totale 16 coperti. Però per la cucina strappammo lo chef Nello al Gran Caffè Doney che era un locale super vip. Appena era libero da impegni Gino era da noi e il suo arrivo scatenava l’entusiasmo. Tra l’altro lui comprò una casa in via de’ Bardi che è tutt’ora di proprietà della famiglia”.

L’avventura al Gala’s dura due anni?

“Sì, dal 1974 al 76. Bellissimi. Pensate che nell’inverno 1975 si girava il primo ‘Amici miei’ in città. Sapete che io sono stato amico fraterno di Ugo Tognazzi e quando il cast non era impegnato in riprese notturne era a cena da noi al Gala’s. Furono serate memorabili con Ugo scatenato in cucina. Poi nel 1976 vendemmo la gestione a Pier Paolo Velani, grande barman del Bussolotto in Versilia”.

Ma Gino Paoli ebbe anche un altro locale a Firenze.

“Io ero impegnato molto a Montecarlo e l’esperienza al Gala’s era piaciuta a Gino che insieme alla seconda moglie Paola Penzo e a Sandro Franceschetti rilevò ‘il Barrino’, un piccolo ristorante sotto terra vicino al Duomo. Anche in quel caso pochi posti, una trentina. Appena era libero da impegni musicali Gino non poteva mancare. La loro gestione durò fino al 1982”.

Nel frattempo fa incontrare in Toscana Paoli e Leo Ferrè, il cantautore e poeta monegasco.

“Gino non lo conosceva, anche se cantava le sue canzoni. Un giorno gli dico: andiamo a prendere del vivo da un amico che ha una tenuta nel Chianti. Quell’amico era Leo Ferrè ma nessuno dei due sapeva chi fosse l’altra persona presente. Quando si incontrarono a sorpresa si abbracciarono commossi”.

Cosa lascia Paoli come testamento umano e musicale?

“Brani bellissimi, immortali. Era un genio che ha vissuto una grande vita, decisamente movimentata, ma di valore. Sapevo che non stava bene e lo voglio ricordare da amico vero. La sua musica ci sarà sempre”.

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