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L’avvocato del popolo si è preso la scena

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05.04.2026

Giuseppe Conte, già presidente del Consiglio e attualmente leader del Movimento 5 Stelle

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Firenze, 5 aprile 2026 – L’opposizione sta facendo di tutto per farsi riconoscere ancora una volta. Dopo aver battuto Meloni nel referendum di due settimane fa, uno si sarebbe aspettato maggiore accortezza e capacità di organizzazione delle prossime mosse. E invece no. Il solito Beppe Conte, avvocato del popolo, è tornato a vestire i panni di tribuno della plebe lanciandosi in avanti e rilanciando l’idea delle primarie. Proprio lui che qualche giorno prima del voto fischiettava, di fronte all’ipotesi - accolta da Elly Schlein - di scegliere la consultazione tra iscritti e simpatizzanti del centro sinistra come via maestra per identificare il prossimo leader del centro-sinistra.

Una sortita, quella di Conte, che non è piaciuta al Pd, che s’è accigliato e per la prima volta ha fatto sapere di non essere soddisfatto delle intemperanze dell’alleato Conte. Il capo del M5S però si è già ripreso la scena, con un tempismo da consumato politico di professione. Ha pure pronto un libro, in uscita per Marsilio il 14 aprile: «Una nuova primavera: La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia». Sicché: il Pd dice di non voler parlare di primarie, ma nel centrosinistra si parla di primarie. I giornali parlano di primarie, le tv, le radio, tutti parlano di primarie. «Per me si devono fare le primarie, spero si facciano presto», ha detto il leader di Italia Viva Matteo Renzi nei giorni scorsi: «Io ho detto un anno fa che il centrosinistra poteva vincere, si è rotto il rapporto tra Meloni e la sua base».

Elly Schlein non ci può fare niente, anche perché le primarie sono materia in cui il Pd è specializzato, fanno parte della storia del centrosinistra. Senza primarie Schlein non guiderebbe il suo partito. «A sinistra, siamo incredibili: neanche passate 24 ore dalla vittoria del no, ci siamo già infognati nella faida delle primarie. Coso il più lesto a sparigliare e buttarla in caciara. A ruota tutti, commentatori e umarell, cinture nere di candidature», ha scritto Filippo Sensi su X la settimana scorsa, dopo il voto che ha prodotto la sconfitta del governo. Resta comunque da capire se lo schema identitario del Pd - tra rider e salario minimo - potrà funzionare anche per le elezioni politiche. D’altronde non di sole, pur sacrosante, tutele per fattorini può vivere il dibattito pubblico a sinistra, anche se per Schlein è senz’altro un buon punto di partenza.

Il caso Conte però non può essere liquidato. Anche perché dentro il Pd c’è chi non disprezza affatto il capo dei Cinque Stelle. E nell’elettorato di sinistra Conte rimane un leader credibile, persino autorevole. I sondaggi dicono che sarebbe competitivo in uno scontro diretto con Meloni, ma nel Pd si fa notare anche che c’erano sondaggisti che dicevano che con l’affluenza maggiore sarebbe cresciuto il consenso per il Sì (e invece no, anzi No). Conte sembra essere diventato un po’ una risorsa e un po’ uno spauracchio; lo si evoca e lo si scaccia, ma in ogni caso il Pd non sembra poterne fare a meno, anche per via della logica «testardamente unitaria» sempre richiamata dalla segreteria Schlein. Un tentativo verrà fatto: provare a ignorare «le provocazioni di Conte». Ma è un tentativo maldestro, visto che il capo del M5S sembra aver già di nuovo colonizzato ed egemonizzato il dibattito pubblico del Campo Largo.

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