Un anno senza Laura Papadia. Panchina rossa per ricordarla
Laura Papadia, uccisa un anno fa
Articolo: “No“ violenza sulle donne. Spoleto e Palermo unite per Laura Papadia
Articolo: Il grido del corteo in ricordo di Maria “Troppe donne non hanno più voce“
Articolo: Lotta ai femminicidi: "Oltre le panchine rosse. La politica può fare di più"
Era la mattina del 26 marzo di un anno fa quando la polizia rinvenne in un’abitazione di via Porta Fuga il corpo, riverso in terra e privo di vita, di Laura Papadia. A un anno esatto dal femminicidio, avvenuto per mano del marito Gianluca Nicola Romita reo confesso, il Comune di Spoleto ricorda la giovane palermitana. Oggi alle 10.30 è in programma la cerimonia di inaugurazione della panchina rossa davanti al supermercato Tigre, in viale Martiri della Resistenza, dove Laura lavorava ed era benvoluta da colleghi e clienti. Contemporaneamente a Palermo si terrà la cerimonia di premiazione del Premio “Laura Papadia“, inserita all’interno del progetto “Non M’Ama…M’Amo“, un’iniziativa che ha coinvolto oltre 350 studenti degli Istituti superiori della città, dedicata alla sensibilizzazione e al contrasto della violenza di genere.
È prevista la partecipazione istituzionale sia del Comune di Palermo che di quello di Spoleto, a testimonianza dell’impegno condiviso delle amministrazioni locali. Il Comune di Spoleto partecipa al premio con gli interventi dell’intera Giunta municipale. Il video nella giornata di oggi verrà pubblicato nei canali social del Comune. Intanto lo scorso 16 marzo, dinnanzi alla Corte d’Assise di Terni, è iniziato il processo a carico di Romita accusato di omicidio volontario aggravato. Oltre cento testimoni chiamati a deporre per fare luce su una vicenda che si è chiusa nell’arco di 24 ore.
Sì, perché il marito, rintracciato in mattinata da carabinieri sul ponte delle Torri, ha subito confessato, ammettendo di aver ucciso la moglie ed è stato tratto in arresto. Le indagini hanno permesso di ricostruire la dinamica dei fatti avvenuti tra la notte e le prime ore del mattino. L’uomo avrebbe strangolato la vittima per poi uscire di casa. Alla base del delitto ci sarebbe stata una discussione dovuta, secondo quanto riferito dalle stesso Romita, al fatto che lui non avrebbe voluto altri figli perché già padre da precedenti relazioni. Inizialmente si ipotizzava anche la premeditazione, ma l’ipotesi è decaduta nella fase preliminare delle indagini avviate dalla Procura di Spoleto. Il processo di primo grado è solo all’inizio, ma sono già state fissate altre udienze per continuare a sentire i testimoni. Oltre ai familiari della vittima, presenti in aula nella prima udienza del processo sono costituiti parte civile anche il Comune di Spoleto e l’associazione “Marta Per Tutte“.
© Riproduzione riservata
