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"Siamo stanchi e impauriti". L’appello dei crocieristi. Crisi di panico, primi casi

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05.03.2026

A Dubai non si fermano i lanci di droni e missili dall’Iran e sale la paura

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Sono destinati a rimanere per altri giorni a bordo della nave Msc Euribia i 52 vacanzieri tiberini fermi da domenica scorsa a Port Rashid, il porto turistico di Dubai, perché non è stato possibile riprendere l’aereo di ritorno a Doha dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran. E intanto, mentre sentono chiari - e in diretta - i rumori della guerra, aumentano paura e nervosismo per una situazione che non si blocca.

Nel suo aggiornamento di ieri, il comandante della nave, Paolo Benini, ha precisato come le compagnie aeree abbiano cominciato a ripristinare gradualmente i voli in partenza dagli Emirati Arabi Uniti e che, a causa dell’accumulo di richieste, verrà data la priorità a coloro che sarebbero dovuti partire sabato 28 febbraio, ossia un giorno prima dei 5mila della nave, altotiberini compresi; di conseguenza, questi ultimi potrebbero essere trattenuti ancora per un altro po’ di tempo (non si sa quanto).

Da parte sua, Msc Crociere continua a collaborare strettamente con i partner aerei per garantire il proseguimento del viaggio e il rientro in patria nel più breve tempo possibile. Il comandante Benini si è dichiarato "fiducioso", precisando che è continuo e costante il contatto con rispettive ambasciate e ministeri degli esteri per supportare eventuali iniziative di rimpatrio dei cittadini.

Il fatto che un aereo di Emirats sia decollato (una foto lo testimonia) ha riacceso un minimo di speranza anche fra i circa 570 italiani, il cui stato d’animo è stato fin troppo chiaramente descritto ancora a Rai News 24 da Fabrizio Labianca, titolare dell’agenzia "Vengo anch’io" di Sansepolcro, capogruppo dei 52 e ora anche portavoce dei nostri connazionali all’interno della nave.

"La scorsa notte (quella fra martedì e ieri) abbiamo sentito alcuni caccia che ci sono volati sopra la test – ha dichiarato Labianca - nonché avvistato anche dei droni, uno dei quali ha colpito seppure in forma leggera la sede del consolato statunitense a Dubai. Tanti i boati che abbiamo avvertito e allora io e i componenti del mio gruppo abbiamo deciso di scendere nei ponti bassi della nave. Lo dico sinceramente: l’apprensione è tanta, nonostante ci abbiano riferito che la contraerea stia funzionando benissimo. E il timore regna perchè non sappiamo se rischiamo di essere presi di mira o se qualche detrito possa cadere nella nave o vicino a essa. Diverse sono le reazioni: c’è chi riesce a controllarsi e chi invece non ci sta ed è andato in preda al nervosismo. Qualcuno ieri ha addirittura alzato la voce e lanciato critiche, ma io confido nelle autorità, anche se vedo volti affranti. Non è magari il caso del mio gruppo, che sta tenendo duro. Inoltre, cominciamo a essere stanchi e ad avere qualche problema di medicinali, nel senso che non riusciamo a reperire tutti quelli che servono; pensiamo di prendere un taxi per recarci in farmacia a Duabi. Abbiamo una gran voglia di tornare a casa, per cui cercate di fare il possibile nel tempo più breve".

Un ultimo appunto di Labianca: "Vi sono notizie ufficiali su passeggeri che hanno raggiunto l’Oman a bordo di taxi e sono saliti nel primo volo. Il consiglio che quindi si può dare alla Farnesina è quello di organizzare per noi trasferimenti in bus fino a Masqat, al fine di ripartire dalla capitale dell’Oman con voli speciali".

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