Renzo Ricchi: il teatro come ascolto dell’invisibile
Renzo Ricchi con il volume "Sussurri dall'oceano"
La sua scrittura scende dal palco, respira profondamente il tempo presente e quello passato, diventa una forma di coscienza. Renzo Ricchi raccoglie nel volume “Sussurri dall’oceano” (Genesi Editrice) undici testi teatrali scritti tra il 2017 e il 2024 attraverso i quali non si limita a documentare una stagione di scrittura, ma intende lasciare traccia di una fedeltà antica, quasi una vocazione, che negli anni si è fatta sempre più nuda e radicale. In questa fase del suo cammino creativo, il teatro occupa per Ricchi “il posto preponderante”, senza però oscurare la poesia, il canto, e la parola scenica continua a portarsi dentro quella memoria lirica, quella febbre del pensiero che ai lettori si palesa come una luce lontana, ma sempre presente. Lo si avverte già dal profilo dell’autore che emerge dalle sue pagine: uno scrittore che non si è consegnato alle mode della drammaturgia rapida e semplificata, ma ha continuato a cercare nel teatro qualcosa di più arduo e più pieno. Il teatro come spazio di riflessione, meditazione, autointerrogazione sui temi fondamentali della vita, della storia, dell’essere uomini. È un teatro che non teme la densità, che non arretra davanti alle grandi domande ma che accetta anzi di abitarle. Un teatro della mente e dell’anima, si potrebbe dire, capace di riportare in scena figure della letteratura, del pensiero e della storia, per generare uno spazio dove la coscienza si mette alla prova. Ecco allora che per Ricchi la storia rappresenta una ferita e una responsabilità e la memoria è resistenza all’oblio. Poi, ancora, il rapporto fra natura e civiltà, la tensione fra fede e ragione, il dialogo mai pacificato tra dolore e speranza. I testi chiamano in causa nomi come Derek Walcott, Leopardi, Sylvia Plath, David Maria Turoldo, Hannah Arendt, Heidegger, Camus, Maria Casares, Keplero, non per essere emblemi da omaggiare, piuttosto vite e coscienze da riattraversare. Ricchi è uno scrittore che ha fatto del teatro un luogo d’incontro fra studio, immaginazione morale e visione poetica. Fra i testi raccolti, Il mare e la conchiglia appare come un passaggio particolarmente eloquente. Il dramma nasce da Derek Walcott e dal suo Omeros, ma ciò che colpisce, nelle pagine introduttive e nelle prime scene, è il modo in cui Ricchi trasforma quell’orizzonte in una materia propria. Il mare, qui, è insieme natura, storia, memoria, schiavitù, migrazione, perdita d’identità. È la forza viva che conserva e cancella, che nutre e divora. Attorno ad esso si consuma il contrasto fra innocenza e mercato, fra radici e sfruttamento, fra bellezza e riduzione dell’umano a merce o a souvenir. Ed è qui che il percorso di Ricchi diventa davvero comprensibile al lettore. Non siamo davanti a un autore che, con il passare degli anni, si è ritratto nel ripiegamento o nel commento. Al contrario, la sua scrittura sembra aver guadagnato un’ampiezza ulteriore, come se il tempo gli avesse dato non una maniera, ma una libertà. La libertà di unire bibliografia e visione, studio scrupoloso e tremore poetico, pensiero e scena. Il volume di Renzo Ricchi sarà presentato giovedì prossimo alle 16,30, nella Sala Esposizioni di Palazzo Guadagni Strozzi Sacrati. All’incontro interverranno Eugenio Giani, Francesco Tei e Caterina Rugiu D’Aragona.
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