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Omicidio di Saman Abbas, la sentenza della Cassazione: definitive le condanne ai familiari

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15.07.2026

Saman Abbas, la 18enne pakistana uccisa a Novellara

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Reggio Emilia, 15 luglio 2026 – Tutto confermato: quattro ergastoli (la madre Nazia Shaheen, il padre Shabbar Abbas e i due cugini, Noman Ul Haq e Ijaz Ikram) e 22 anni allo zio, Danish Hasnain, sono le condanne emesse a metà aprile dell’anno scorso in appello.

La procura generale della Cassazione, con l’avvocato generale Marco Dall’Olio, ha chiesto di confermare le condanne per tutti gli imputati, sottolineando di trovarsi davanti “non a un delitto d’impeto ma a un’azione premeditata. Che Saman non potesse decidere da sola è chiaro, manifesto, la ricostruzione dei fatti è inequivoca. Una storia agghiacciante, un atto corale e premeditato” ha ricordato Dall’Olio ieri nel corso della requisitoria. L’omicidio di Saman “pur avendo radici culturali proprie, tradisce il ricorso a una violenza estrema e sproporzionata, scelta come unico strumento per ‘emendare una presunta colpa’ (la volontà di libertà della ragazza), che realizza la natura turpe e ignobile del movente”, recita invece la memoria scritta, sempre a firma di Dall’Olio, depositata in vista dell’udienza.

Dall’altra parte, tutti e cinque i ricorsi sono legati da dei punti cardine: in primis la contestazione proprio dell’aggravante della premeditazione, che era stata esclusa in primo grado, oltre alla rivalutazione delle dichiarazioni di Alì Haider. Ritenuta non attendibile in primo grado, la sua testimonianza ha invece gettato le basi più solide per la sentenza in appello. I genitori sono accusati di omicidio e soppressione di cadavere, alla pari dei cugini, per i quali la sentenza d’appello ha riconosciuto l’aggravante della premeditazione e dei motivi abietti. Stesse aggravanti riconosciute allo zio, valutate equivalenti alle circostanze attenuanti generiche, già concesse per la collaborazione prestata per il ritrovamento del corpo. Avendo scelto il rito abbreviato con annesso sconto di pena, la sua posizione in primo grado si era alleggerita, poi la sentenza in appello aveva aumentato la condanna di otto anni. Qui risiedeva uno dei punti focali del ricorso presentato dal suo........

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