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Non aprite quelle Porte Sante. Transenne, cantieri e degrado fra le tombe dei grandi. Sos dal cimitero monumentale

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06.03.2026

Il cimitero monumentale delle Porte Sante. Foto Marco Mori/New Press Photo

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Firenze, 6 marzo 2026 – Passeggiare tra i vialetti del cimitero monumentale delle Porte Sante non è una semplice visita, ma un lento esercizio di attenzione. Lo si capisce subito, appena superato il cancello alle spalle della basilica di San Miniato al Monte: lo sguardo corre verso Firenze, distesa sotto la collina, ma i piedi restano incollati al terreno, impegnati a evitare buche, transenne, avvisi di pericolo e cantieri che sembrano immobili nel tempo. Insomma, più che una passeggiata, è una gimkana. Alcuni passaggi sono chiusi, altri restringono il cammino. Cartelli avvertono di non sostare, di non appoggiarsi, di evitare determinate zone per rischio cedimenti.

In più punti si invita esplicitamente a non camminare sopra le sepolture: le cosiddette “celle a terra”, lastre di marmo di cui non è possibile verificare singolarmente la stabilità. Eppure le Porte Sante restano uno dei luoghi più suggestivi di Firenze. Un giardino di pietra sospeso sopra la città, ricco di cappelle monumentali, sculture, angeli scolpiti e monumenti funebri che raccontano due secoli di storia. Qui riposano scrittori, artisti, musicisti e protagonisti della vita pubblica, e accanto a nomi celebri, tante tombe di bambini, silenziose e quasi invisibili, ricordano la dimensione più intima e fragile del luogo. Ma basta allontanarsi di pochi metri dai percorsi principali per vedere un’altra realtà. Cappelle anche appartenute a famiglie storiche appaiono abbandonate: vetri infranti, cancelli arrugginiti, muri sgretolati, infiltrazioni evidenti. Alcune sono chiuse da mesi con avvisi comunali affissi sulle porte: intimazioni agli eredi perché intervengano con lavori urgenti, pena la requisizione. Fogli ingialliti dalla pioggia che raccontano un’attesa rimasta senza risposta.

Il lavoro senza sosta

I due custodi comunali lavorano senza sosta. Spazzano, controllano, sistemano fiori, segnalano criticità. Ma la vastità del complesso rende evidente che lo sforzo individuale non basta. Il piano rialzato è ancora interessato da lavori iniziati da tempo immemore, e l’impressione diffusa tra visitatori e fiorentini è quella di un cantiere permanente. Da Palazzo Vecchio spiegano che molte cappelle degradate sono proprietà private: la manutenzione spetta ai concessionari. Quando questi non intervengono, il Comune avvia intimazioni formali e, nei casi più gravi, procede con la decadenza della concessione. Il transennamento non è una scelta estetica ma un obbligo di legge: se una struttura diventa pericolosa, l’amministrazione deve garantire la sicurezza dei frequentatori. I lavori, però, hanno costi elevati e non sempre gli eredi scelgono di affrontarli. Alcuni rinunciano alla concessione — un tempo perpetua, oggi limitata fino a 99 anni — e le cappelle tornano nella disponibilità pubblica, pronte per nuovi bandi.

Qualcosa si muove. Sta per concludersi il restauro del cosiddetto “quadrato degli illustri” e negli ultimi mesi sono stati affidati due appalti manutentivi per quasi 600mila euro complessivi, uno concluso e uno ancora in corso. L’amministrazione sottolinea che le Porte Sante sono inevitabilmente un cantiere continuo: un cimitero enorme, nato in un’epoca in cui non esistevano norme su accessibilità e barriere architettoniche, oggi assimilabile a un museo a cielo aperto, con vincoli e complessità conservativi rilevanti. Eppure, mentre turisti e fiorentini percorrono quei vialetti sospesi tra cielo e città, resta la sensazione che la memoria stessa del luogo fatichi a reggersi in piedi.

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