Groot ucciso vicino a casa: il cinghiale era stato ferito e accolto da una famiglia
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Chiusi (Siena), 8 aprile 2026 – A Chiusi un gesto di crudeltà senza senso: ucciso Groot, il cucciolo di cinghiale diventato simbolo di affetto e convivenza. È Sara Bartoli, la volontaria che curava l’animale selvatico affidato dalla Forestale al Cras centro di recupero animali selvatici nell’ambito dell’associazione animalista “6 zampe in valdorcia” che, con parole cariche di dolore ha deciso di condividere pubblicamente quanto accaduto; dopo aver atteso per rispetto delle indagini in corso.
Groot non era un animale selvatico come gli altri. Ferito e impossibilitato a vivere autonomamente in natura, aveva trovato accoglienza e protezione a casa di Sara, instaurando un legame profondo con chi si prendeva cura di lui. In particolare, era inseparabile da Platone, uno dei cani di Sara, con cui trascorreva le giornate tra giochi e curiosità nei dintorni dell’abitazione.
Poi, l’episodio che spezza tutto. Groot è stato ucciso con un colpo di arma da fuoco, a pochi metri da casa, in un’area attigua al centro abitato, in un periodo in cui la caccia risulta chiusa. Un gesto che non lascia spazio a interpretazioni: non un incidente, ma un atto deliberato contro un animale indifeso. La notizia è diventata pubblica sui social ed è esponenziale la crescita dell’indignazione. Sara Bartoli non nasconde rabbia e dolore, ma affida alla giustizia la risposta. La fiducia nelle forze dell’ordine è forte: le indagini sono descritte come “accurate, serie e serrate”, con l’auspicio che il responsabile venga identificato e punito come previsto dalla legge.
“Non sono riuscita a proteggerlo dalla peggiore bestia a due zampe”, scrive. Una frase che sintetizza tutta la tragedia: non la natura, non la malattia, ma l’uomo è stato il vero pericolo. Groot amava fare piccole passeggiate attorno a casa con il suo amico inseparabile Platone e a Chiusi era diventato un simbolo dell’amore per gli animali. Nel ricordo di Groot resta un anno di “pura felicità”, come lo definisce chi lo ha amato. Ma resta anche la richiesta, forte e chiara, di giustizia.
Sara Bartoli aggiunge con dolore: “Non era solo un cinghiale, ormai era parte della nostra famiglia, non meritava di essere ucciso, di morire con un colpo di fucile e mentre il suo amico Platone l’ha visto cadere, ha guaito di dolore ed è tornato a casa terrorizzato. È stato ucciso per mano di chi non ha alcun rispetto per la vita degli animali”.
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