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I vincitori di Sanremo 2026 sono (quasi) due. Sayf: "Ho perso ai rigori"

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02.03.2026

Adam Sayf Viacava, in arte semplicemente Sayf, 26 anni, con la madre Samia

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Roma, 2 marzo 2026 – Se per un punto Martin perse la cappa, l’altra sera a Sayf è bastato lo 0,3%. Ma sono cose che capitano. Al Festival. "Quando arrivi fin lì e poi ti ritrovi secondo è come perdere una Champions ai rigori, ma va benissimo così" racconta il trecciato interprete tunisino-genovese con mamma Samia al seguito. "È la presenza più importante della mia vita e l’ho trascinata sul palco a sorpresa perché sarà bello conservare una foto assieme. Portare a Sanremo Tu mi piaci tanto è stata una grandissima vittoria, un grandissimo sogno, e poi, siccome nella mia squadra c’è gente non proprio del mestiere, mi sento un po’ come se avessi messo assieme il Leicester di Ranieri. Sono comunque contento di com’è andata, anche perché la canzone di Sal Da Vinci mi piace tanto".

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Rimanendo in tema calcistico, grazie a Sal lo scudetto torna sotto al Vesuvio trentotto anni dopo il trionfo di Perdere l’amore. "Riguardando l’esibizione – dice il vincitore – mi sono reso conto di aver indossato un papillon proprio come Massimo Ranieri in quell’occasione e una giacca modello Domenico Modugno, che ho sempre ammirato come grande rivoluzionario per la musica italiana".

"Nessun paragone però con Ranieri – prosegue – che rimane un interprete inarrivabile. Questo Festival per me è stato un’emozione indescrivibile, che ho ancora sulla pelle. La vittoria di un popolo fatto di gente che persevera sui propri sogni. Quelli che io inseguo dall’età di sette anni. Anche se in questa mia corsa verso l’Ariston ho incontrato grosse difficoltà, ci sono arrivato nel 2009 dopo tredici tentativi, poi ho dovuto aspettare altri diciassette anni, ma alla fine sono riuscito a condurre la mia nave in porto. Mi ha chiamato poco fa Geolier. Voglio condividere il premio con lui, che viene dal popolo come me e due anni fa qui a Sanremo s’è trovato con un’opera rimasta in qualche modo incompiuta".

Presentissima in ogni frase, in ogni verso la moglie Paola. "È grazie a lei che per così tanto tempo sono riuscito a sopravvivere nella tana dei lupi – ammette – Il nostro primo bacio è arrivato proprio lì a Posillipo e siamo arrivati fino a qui. Al Festival non ci siamo parlati tanto, sono bastati gli sguardi". E ora l’Eurovision. "È una cosa che in questo momento mi tocca, ma allo stesso tempo mi sembra una cosa così grande da affrontare e un impegno così bello e motivo di orgoglio portare la musica italiana fuori dal nostro paese". Quindi andrà? "Per sempre sì, l’ho detto dall’inizio, con tutta l’allegria, la cultura e la fierezza di un popolo come il nostro".

Un pezzo così dinamico e territorialmente connotato che accoglienza riceverà in Europa? Probabilmente al televoto molto bene, perché c’è l’Italia che molti si aspettano, più complicato il consenso delle giurie, anche se l’enorme successo internazionale di Rossetto e caffè lascia sperare la vicinanza di nazioni ad alta presenza nazionale come Belgio o Germania, ma anche balcaniche e mediterranee.

Terzo posto senza recriminazioni per Ditonellapiaga. "Non mi aspettavo neppure di essere presa al festival e invece sono arrivata addirittura sul podio, quindi, le prime aspettative tradite sono state le mie". Soddisfatti pure Fulminacci, che a “Domenica In” s’è divertito a svelare il playback cantando la sua Stupida sfortuna in una banana, e Serena Brancale, vincitori rispettivamente del Premio della Critica “Mia Martini” e di quello della Sala Stampa “Lucio Dalla”. "Questo riconoscimento è il sogno che mi portavo dietro da bambino e lo dedico a mia madre" dice il cantautore romano, mentre la soulsinger barese racconta di avere già vinto martedì "quando ho dato voce ai sentimenti di una canzone intimissima come Qui con me su quel palco".

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