Dal tormento all’estasi. Le bandiere al vento e l’omaggio a Morosini nella partita del riscatto
Clima da grande occasione dall’inizio alla fine: la curva Minghelli dedica uno striscione al giocatore morto in campo nel 2012.
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Dal tormento (Ascoli momentaneamente a +3) all’estasi (ritorno al successo in casa dopo due mesi). E’ finita con la squadra sotto la curva "Minghelli" a fare festa con i 6101 del Comunale in un tripudio di bandiere amaranto e cori di giubilo. Il derby numero 52 contro il Livorno passerà alla storia come uno dei più emotivamente intensi per il valore intrinseco che rappresentava. Riavvolgendo il nastro del pomeriggio del Comunale, stavolta il livello di tensione e adrenalina ha toccato livelli mai raggiunti nella testa e nel cuore del popolo amaranto.
Se possibile ancor più di quanto accaduto per le precedenti sfide casalinghe a Ravenna, Perugia e Ascoli. Il derby contro il Livorno rappresenta una sorta di ultima chiamata per invertire l’inerzia di un finale di stagione che sembrava pendere dalla parte marchigiana. Il successo dell’Ascoli a Forlì aveva aumentato lo stato di preoccupazione e paura per un traguardo, la serie B, che sembrava ormai ad un passo ed invece adesso pareva sfuggire di mano.
Stavolta non c’è il tutto esaurito, ma sono almeno seimila gli spettatori. Tanti entrano con in mano le bandiere messe in vendita da Orgoglio Amaranto insieme ai gruppi della curva sud. Un’iniziativa per colorare di amaranto lo stadio e spingere la squadra. All’ingresso in campo delle formazioni dalla "Minghelli" si alza lo striscione "Tra estasi e tormento. Il nostro cuore non è spento", a voler sottolineare come nella storia dell’Arezzo le gioie più grandi passano, inevitabilmente, da momenti di sofferenza e difficoltà. Ma anche che la speranza è l’ultima a morire e che i tifosi non hai mai smesso di crederci. E’ un derby dimezzato per l’assenza dei sostenitori labronici.
Nel settore ospiti sono appena una decina i biglietti venduti per i non residenti nella provincia di Livorno e Arezzo. Lo stadio spinge fin dai primi minuti. Anche la tribuna sostiene con un’intensità diversa rispetto al solito. Ionita la sblocca dopo appena cinque minuti e la rete del moldavo è una liberazione.
Il Comunale esplode in un abbraccio collettivo. Un gol che toglie ansie e paure e scioglie la tensione. Il vantaggio dà fiducia agli amaranto che sfiorano il raddoppio due volte con Ionita, per distacco il migliore in campo, e Arena. Il riposo serve per tirare il fiato in campo e sugli spalti. In avvio di ripresa la doppia occasione di Arena e il palo clamoroso di Mawuli scaldano lo stadio che alza nuovamente i decibel dell’incitamento.
L’Arezzo cerca di chiuderla e il Comunale spinge forte. Varela, appena entrato fallisce clamorosamente davanti al portiere e lo stadio si spazientisce. Momento di commozione collettiva quando dalla sud viene reso omaggio alla memoria di Piermario Morosini. Ad una manciata di minuti dalla fine Varela azzecca il corridoio e scarica in porta il pallone che vale il 2-0 trasformando il tormento iniziale nell’estasi finale.
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